Croazia: uno splendido mostro

Il monte Sveti Jure, in Croazia, si traduce con “San Giorgio”: Cyclist si prepara a battersi con un mostro leggendario

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Una terra ricca contrasti

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La Croazia è una terra ricca di contrasti. Le città hanno la vivacità della Turchia, ma la gente ha l’atteggiamento rilassato degli italiani. Le moderne infrastrutture ricordano l’Europa occidentale, ma la gastronomia e la cultura strizzano l’occhio al Medio Oriente. Guardate da una parte e potreste trovarvi sulle spiagge della Riviera francese, guardate dall’altra e vi sembrerà di essere finiti sui Pirenei. Secondo il mio compagno di pedalata di oggi, un signore che di nome fa Ivo Piljic e che con la sua More Hvar organizza tour cicloturistici su misura, anche i ciclisti croati sono una contraddizione in termini. “Abbiamo l’aspetto di buttafuori ma scaliamo come colombiani”, mi dice con una strizzata d’occhio mentre davanti alla prima colazione ripassiamo il percorso di oggi.

Da Imotski, dove ora ci troviamo, ci attende una pedalata di 135 km con 3.400 metri e passa di dislivello, oltre un terzo dei quali ci sarà gentilmente offerto dalla salita di Sveti Jure che inizia a circa 80 km dalla partenza. Sulla carta geografica la montagna fa sembrare piccolissimo tutto il resto. Nella realtà la cima sta al paesaggio circostante come il Mont Ventoux sta alla Provenza. Le somiglianze tra i due monti non finiscono qui: come il Ventoux, anche Sveti Jure sfoggia una struttura bianca e rossa sulla vetta. Può essere un’antenna radio anziché una stazione meteorologica, ma osservare dal livello del mare le sue strisce incredibilmente distanti fa altrettanta impressione.

Storia e geografia

La montagna e il parco naturale di Biokovo che la circonda fanno parte delle Alpi Dinariche. Grazie a un’attività geologica particolarmente movimentata che ebbe luogo tra i 50 e i 100 milioni di anni fa, i crinali di roccia calcarea si disposero in increspature parallele che oggi ricordano collane impilate l’una sull’altra. Seconda cima più alta della Croazia, Sveti Jure è un gioiello importante della prima “collana” delle Alpi Dinariche. La storia della Croazia è movimentata quanto il suo passato geologico. Queste terre sono state calpestate dagli eserciti ottomani, sono passate sotto il dominio austroungarico, sono state incorporate nella Jugoslavia dopo la Prima guerra mondiale e hanno riconquistato l’indipendenza agli inizi degli anni Novanta.

Il nostro giro inizia dalle parti del confine con la Bosnia ed Erzegovina, tanto che il mio operatore telefonico mi manda un sms di benvenuto e mi comunica le tariffe del roaming. Di solito i nostri giri iniziano e finiscono nello steso posto, ma Ivo vuole mostrarmi gli scorci migliori della sua regione natale e così ha organizzato un percorso point-to-point. Le prime bellezze paesaggistiche della lista sono i siti geologici più celebri di Imotski, il Lago Rosso (Crveno Jezero) e il Lago Blu (Plavo Jezero). Sono situati sul fondo di due fosse carsiche e circondati da alte pareti. Probabilmente le fosse si sono create in seguito al crollo di enormi grotte. Il Lago Blu è il più piccolo dei due, e mi spiegano che la sua profondità varia molto con le stagioni. Durante gli inverni umidi il suo livello si alza, mentre il calore estivo lo prosciuga completamente, tanto che la temeraria gente del posto scende per andare a giocare a calcio sul letto del lago. Il Lago Rosso è un po’ più misterioso. È stato esplorato fino a 530 m di profondità ma nessuno sa con certezza quando sia profondo, e alcuni geologi ritengono che sia collegato con l’Adriatico, che dista da qui 30 km in linea d’aria.

Un monumento alla Mercedes-Benz

Il percorso che ci porterà verso il mare è lungo e complicato, così malgrado la bellezza naturale dei laghi non sostiamo più di tanto e ben presto riattraversiamo Imotski per proseguire il nostro giro. Ivo mi informa che Imotski vanta la più alta percentuale di Mercedes-Benz pro capite di tutto il mondo, e che nella piazza centrale si vorrebbe erigere una statua per commemorare il record. Una cosa è certa: quasi tutte le auto che incrociamo mentre percorriamo in discesa le strade della cittadina recano la stella a tre punte della Casa tedesca. La maggior parte di esse, va detto, avrà almeno una ventina d’anni e non è in forma smagliante. Usciti da Imotski ci troviamo in piena campagna. Attraversiamo vigneti che si estendono in una rigogliosa vallata, separati da dense macchie di pini rachitici.

Il traffico è scarso, l’asfalto è buono, la temperatura si avvicina già piacevolmente ai trenta gradi. “I ciclisti non frequentano molto questa zona”, dice Ivo. “La Croazia è famosa per le sue spiagge ma pochi sanno che le strade dell’entroterra sono perfette per le escursioni in bicicletta”. Non ho niente da aggiungere, anche perché il fiato mi serve tutto per affrontare questa salita di qualche centinaio di metri verso un crinale. Le lucertole fuggono dalla strada al nostro passaggio – il fatto che si godessero il sole sulla carreggiata è la prova che il traffico da queste parti è praticamente inesistente – e presto superiamo il crinale per ritrovarci nella vallata successiva. La continua successione di salite e di discese continua per alcuni chilometri. Poi finalmente ci concediamo una breve sosta sul ciglio della strada per rifornirci di liquidi e di carboidrati. Quando scendo dalla bici mi dà il benvenuto una fragranza familiare. Ivo mi informa che ho appena calpestato un piccolo cespuglio di origano. “E qui c’è della salvia”, dice indicandomi un cespuglio che spunta da una sporgenza calcarea. “Qui gli chef non hanno bisogno di andare al supermercato per insaporire i loro piatti”. Continua...

L'articolo completo è stato pubblicato su Cyclist - Marzo 2019

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