di Mark Bailey - 23 gennaio 2019

Schleck, il campione che si commuove per il fratello

Il campione lussemburghese confessa a Cyclist il rammarico sulla mancata vittoria al Giro d'Italia, confida aneddoti sul Tour de France e parla dello stretto rapporto con il fratello Fränk

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Foto Mike Massaro

È sabato sera nel frequentato bar di un albergo di Stratford, nell’est londinese, e Andy Schleck guarda contrariato la sua tazza di caffè. “Avrei dovuto prendere una birra”, dichiara il ciclista lussemburghese indicando gli altri avventori, tifosi di calcio e invitati di nozze già tutti al terzo o quarto drink. Con quel sorriso sbarazzino e i capelli arruffati, difficile credere che Schleck - vincitore ufficiale del Tour de France del 2010 
in seguito alla squalifica con effetto retroattivo di Alberto Contador per doping - si sia ritirato dopo un infortunio al ginocchio tre anni fa, a soli 29 anni. Perfino a lui capita di dimenticarselo, tanto che ha ordinato un morigerato caffè lungo invece di un bel boccale di British ale.

Il ritiro è sinonimo di nuove sfide per i ciclisti professionisti. Quando sei un atleta professionista ti abitui a vivere agli estremi, affronti tutto con le energie al massimo”, racconta Schleck, che oggi ha 32 anni. “Ma, per fare un esempio, non mi occupavo nemmeno delle bollette. Avevo qualcuno che le pagava al posto mio. Una persona che cucinava per me. E quando ti fermi devi imparare a fare tutte queste cose. Non sapevo neanche scrivere una lettera. Dicevo ‘Dov’è che va l’indirizzo?’. Non lo facevo da dodici anni. Come si paga una bolletta? Mia nonna le paga online. Io manco sapevo come si fa”.
Porre fine a un capitolo così importante della sua vita è stato traumatico. “Sono sempre stato uno con i piedi per terra, sapevo che un giorno mi sarei fermato, ma è stata durissima. Sono stato molto giù per qualche mese. Certo, avevo finalmente il tempo di andare a pescare, di uscire con il cane. Ma dopo una settimana di questa vita capisci che devi fissarti un nuovo scopo. Dopo due o tre mesi di abbattimento ho pensato ‘Cos’è che voglio fare?’. Ho capito che avevo ancora un futuro nel ciclismo. Ho aperto un negozio di bici. Ho fondato una scuola di ciclismo per ragazzini. Sono diventato presidente del Giro del Lussemburgo. Partecipo agli eventi, racconto la mia storia. Da professionista vivi passando da un obiettivo a quello successivo. La cosa triste è che non ha il tempo di godertelo”.

Adesso la sua vita è cambiata. Lo scorso anno ha accompagnato l’allora Segretario di Stato americano John Kerry in bici per 40 km, e a volte parla con lui di ciclismo al telefono. È stato a pedalare in Tailandia. Ha sposato Jil a febbraio, e fuori dal municipio lo aspettava un tunnel di ruote di bici. I coniugi Schleck aspettano il loro secondo figlio, atteso per giugno. E oggi Andy passa ore e ore nel suo negozio di Itzig, appena fuori Lussemburgo. “A volte mi occupo io stesso delle vendite. Mi piace moltissimo”.
Schleck è nato il 10 giugno 1985 da una famiglia lussemburghese che ha il ciclismo nel sangue. Suo padre Johny ha partecipato al Tour de France e suo nonno gareggiò negli anni Trenta. Andy è il più giovane di tre fratelli: il maggiore, Steve, si è dedicato alla politica, mentre lui e Fränk (di cinque anni più grande di lui) hanno seguito
 le orme del padre nella carriera ciclistica. 
Dalle prime corse, quand’erano ragazzini, fino ai successi al Tour de France, i fratelli hanno sempre seguito una regola: “In allenamento facevamo a gara ma nessuno dei due lasciava che l’altro restasse indietro. Così il più forte aiutava comunque il più debole”.

Gli Schleck hanno avuto un’infanzia davvero unica. “Ricordo che durante le vacanze estive andavamo al Tour de France perché anche dopo il ritiro papà ha continuato a lavorare nel ciclismo. Bernard Hinault è un buon amico di mio padre, e solo anni dopo ho capito che non è proprio normale conoscere queste persone. Sono cresciuto in una cultura imbevuta di ciclismo. Adoro ascoltare le storie di mio padre, di quando si fermavano davanti ai bar per bere un bicchiere di vino o fumarsi una sigaretta senza mai scendere dalla bici”.
Schleck seguì suo fratello Fränk nel team CSC, firmando nel 2004. “Guadagnavo 25.000 euro all’anno, una cosa fantastica a 18 anni. Mi dissi ‘Se posso fare questo, con questa paga, per dieci anni, sono più che felice’”.
​Parla con commovente onestà della gioia e dell’ansia procurategli dal gareggiare col fratello Fränk, che ha vinto due tappe del Tour de France, nel 2006 e nel 2009, nonché il Giro
 di Lussemburgo del 2009 e il Giro di Svizzera del 2010: “Non ho mai pianto quando hovinto una gara, piangevo quando vincevamio fratello. Non piangevo quando cadevo, piangevo quando cadeva lui. Soffrivo. È uno sport pericoloso. Nelle poche occasioni in cui non abbiamo corso insieme non riuscivo a guardare la TV perché mi faceva troppa paura. So quanto sia pericoloso, ho amici che sono morti in questo modo. Quando hai tuo fratello in gara non fai che pensare dov’è?”.

Lo Schleck più giovane ebbe un successo immediato arrivando secondo e vincendo la classifica dei giovani nel Giro d’Italia del 2007, il suo primo Grande Giro. Ma il ricordo di quella gara lo consuma. Il vincitore, Danilo Di Luca, confessò poi nella sua autobiografia di aver fatto uso di doping. Continua...

L'intervista completa è stata pubblicata su Cyclist - febbraio 2018

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