di Sam Challis - 16 September 2019

Bici da scalata

Cyclist ha verificato le credenziali di tre modelli ultraleggeri da salita sulle pendici del Mont Ventoux: Cannondale SuperSix Evo, Trek Emonda, Fuji SL 1.1

Tutta colpa del Mont Ventoux

Immagini JUAN TRUJILLO ANDRADES

Non mi sento molto bene. Forse un po’ di febbre - quella tipica sensazione di caldo e freddo allo stesso tempo. È strano, perché solo un paio d’ore fa stavo benissimo. Credo c’entri qualcosa la scalata in cima al Mont Ventoux. Potrebbe essere stata la fatica di percorrere 22 km di ascesa, spesso oltre il 10% di pendenza? O potrebbe essere stata la vista sottostante della Costa Azzurra a 150 km di distanza? Oppure l’emozione di completare una delle più celebri e temute salite che il ciclismo conosca?
È l’altitudine, combinata col vento Maestrale e col fatto che stai pedalando in salita da due ore. Hai sviluppato molto calore, ma la temperatura è scesa di 20°C, l’aria è rarefatta e il vento sembra passarti attraverso”, dice Angus Parker, fondatore dell’agenzia di viaggi La Vie en Velo e nostra guida di giornata.
Questa combinazione di fattori e il disagio che ne consegue rendono il Mont Ventoux una salita speciale, che dovrebbe essere in cima al taccuino di ogni ciclista che si rispetti. La montagna è unica. Al contrario delle vicine e numerose
Alpi del Nordest, resta isolata e maestosa, e regala panorami ineguagliabili della regione mediterraneo-provenzale.
Il Ventoux, inoltre, è ricco di storia. Tutti i migliori scalatori da generazioni hanno battagliato con il “Gigante della Provenza”, e alcuni non sono sopravvissuti per poterlo raccontare. Inoltre, può essere scalato da tre versanti e ognuno di loro è diverso dall’altro, ma egualmente impegnativo. Tutto ciò ne fa un valido banco di prova per testare tre bici adatte alla salita.

L’aerodinamica non è tutto

Se non vi limitate a pedalare ogni giorno in pianura, il numero di chili da portarvi appresso giocherà un ruolo cruciale nel determinare 
la vostra velocità. In pianura, la più grande forza contraria da contrastare è la resistenza dell’aria ma, più si va in salita, più il principale impedimento è dato dal peso. Ne consegue che più leggeri sarete voi e la vostra bici e più velocemente salirete, a parità di sforzo profuso.
Non c’è molto che un’azienda di biciclette possa fare per rendere noi più leggeri: ecco perché i vari marchi investono milioni nella progettazione di bici che si spingono oltre il limite imposto dall’UCI di 6,8 kg, per le corse Pro. Non essendo però dei professionisti questa regola per noi non vale, ed ecco perché i tre modelli che stiamo testando oggi sono al di sotto di questo peso.

Coi suoi 5,97 kg, la Trek Émonda può vantarsi di essere la bici più leggera sul mercato, mentre la Fuji SL1.1 da 6,52 kg è in realtà più pesante 
del suo predecessore (scopriremo dopo il perché). La SuperSix Evo di Cannondale è la più pesante delle tre, assestandosi sui 6,7 kg, ma può vantare di essere la più vicina al modello che gareggia nel World Tour.

Un piccolo riscaldamento

Con me oggi ci sono Matt, un corridore di seconda categoria che arriva dal Dorset (una contea a Sud-Ovest dell’Inghilterra), ed Ewan, uno scalatore proveniente dal Kent (una contea a Sud-Est). Siamo più o meno della stessa stazza e, mentre ci troviamo del nostro affascinante agriturismo La Feme des Bèlugues in Provenza, siamo indecisi su quale bici scegliere tra quelle di fronte a noi.
Matt afferma che, essendo il più vecchio, merita di prendersi la più leggera, la Émonda, 
il che induce Ewan a optare per la Fuji. Quindi a me tocca la Cannondale, e ne sono segretamente contento in quanto la reputo la più elegante
 e quella dotata di un eccellente pedigree.
Dopo aver preso confidenza coi mezzi, iniziamo un riscaldamento di 10 km da La Ferme (l’agriturismo) fino a Bédoin, la cittadina ai
piedi del Mont Ventoux, prima che inizi il vero “divertimento”.

Matt ed Ewan hanno messo subito alla prova le loro bici sul Col de la Madeleine (per fortuna non quello vero, ma semplicemente una leggera collina che porta lo stesso nome), entrambi lodandone l’accelerazione. Memore dello sforzo che dovremo fare quando supereremo Bédoin, mi immergo beato tra gli splendidi uliveti baciati dal sole del primo mattino.
Anche se devo ancora aprire del tutto il gas, sono già entusiasta della mia SuperSix, pronta e sensibile anche ai miei più piccoli input, senza dubbio merito pure dei numerosi feedback degli atleti World Tour della Cannondale-Drapac. Una volta in cima al Col de la Madeleine, spingo sui pedali lungo la strada tortuosa e raggiungo in pochissimo tempo Matt ed Ewan, e insieme entriamo in Bédoin. Continua...

L'articolo completo, con le schede e i giudizi sulle bici, è stato pubblicato su Cyclist - febbraio 2018

Il test: Trek Émonda

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