di Henry Catchpole - 12 August 2021

In Francia, a scalare il Croix de Fer

Nel pantheon delle salite alpine, il Col de la Croix de Fer è spesso trascurato a favore dei suoi vicini più famosi. Questa è una buona notizia per i ciclisti a cui piace andare contro corrente

Potreste essere tentati di pensare al Col de la Croix de Fer come a una ascesa di secondo livello fra le salite considerate delle classiche. Partendo da sud-ovest, il segmento Strava indica una pendenza media deludente di poco più del 5% che si mantiene per 24,3 km. La vetta della salita raggiunge i 2.000 m di altitudine, per la precisione - 2.067 m. Inoltre, non solo non ha mai ospitato un traguardo in vetta durante il Tour de France, non è mai stata nemmeno la salita finale, ma solo l'apripista che precede la vicina Alpe d'Huez oppure La Toussuire.

E come se non bastasse non è nemmeno la via più imponente che porta ai piedi dell'Alpe in quanto è spesso evitata a favore del più affascinante Col du Galibier. Eppure, sottovalutare la Croix de Fer (come indica Strava, infatti, i KoM sono 21.000 rispetto ai 53.000 sul Galibier e i 165.000 sull'Alpe d'Huez) sarebbe come ignorare il dipinto “La Morte della Vergine” di Caravaggio per vedere la “Monna Lisa” all’interno del Louvre. Vi stareste così perdendo un capolavoro a tutti gli effetti.

Inizia la salita

La salita inizia vicino alla prima delle due enormi dighe che si incontrano lungo la strada: la Barrage du Verney. Un paio di tornanti conducono di fronte alla diga, poi la strada corre lungo la sua sommità prima di svoltare a sinistra e passare sopra il bellissimo specchio d'acqua che si estende dietro di essa. All'estremità settentrionale di questo serbatoio d’acqua si viene accolti da un imponente edificio, che sembra ospitare il cattivo di turno in un film di James Bond. Si percepisce l'aria che ronza e scoppietta minacciosamente al proprio passaggio per via dei fili attaccati ai pali di cemento. Vi trovate nei pressi della più grande centrale idroelettrica della Francia.

La strada denominata D526 circonda l'edificio EDF (Électricité de France), scende brevemente, quindi si dirige verso nord per sette chilometri. Questo tratto della salita ricorda la parte centrale del Mont Ventoux da Saint-Estève a Chalet Reynard, dove si pedala tra gli alberi e la strada si snoda senza tornanti che interrompono la visuale sul paesaggio. Ma è più difficile perché la pendenza aumenta furtivamente: da un 6% iniziale, arriva oltre il 9%. È come osservare il mare dalla spiaggia: all’inizio le onde hanno poca resistenza, ma più ci si inoltra e più ogni passo si fa pesante. È proprio qui fra gli alberi che, durante la 17esima tappa del Tour de France del 2017, Alberto Contador, con il suo stile abituale, è uscito dal gruppo. Questa, se ricordate, è stata l'ultima stagione da professionista del Pistolero, che sembrava correre il Tour (e poi la Vuelta) all’attacco. È stata una tattica che non ha portato al risultato (la tappa è andata a Primož Roglič), ma anche se sparava a salve è riuscito a ravvivare la corsa per la gioia degli spettatori. A ogni modo, proprio nel punto in cui questo primo tratto della Croix de Fer corre il rischio di vacillare fra il difficile e il noioso, la pendenza diminuisce piacevolmente. Un intero chilometro di strada pianeggiante vi premia per gli sforzi compiuti finora. Cosa potrebbe esserci di meglio? Beh, che ne dite di una discesa?

La strada scende

Mentre la strada scende, potete vedere dove la salita continua attraverso ripide valli laterali, ma prima - per 1,5 km e quattro deliziosi tornanti – si percorre un piccolo ponte sopra l'Eau d'Olle, un affluente del Rodano via la Romanche. Incassare i colpi A questo punto vorrei darvi un consiglio. Mentre attraversate il piccolo ponte, scendendo a fionda grazie alla forza di gravità che vi fa raggiungere una velocità tale da godervi un venticello fresco, cambiate rapporto. Possibilmente fino in fondo sul più piccolo davanti, perché in un batter d’occhio vi ritroverete da una posizione aerodinamica in discesa a dover salire in piedi sui pedali per affrontare una pendenza del 15%. Il contrasto fra discesa e salita significa che andrete a sbattere sul tratto più ripido della Croix de Fer, come se vi si parasse davanti un muro. Se cambiate rapporto in anticipo, la catena e le gambe saranno felici. La pendenza mantiene un valore a doppia cifra per i 2 km successivi, e la strada si snoda lungo una valle vertiginosa e tortuosa. Sembra di attraversare una serie di enormi ingranaggi elicoidali delle varie ere geologiche. Poi la strada vi sfida con due tornanti, per riaprirsi dopo un paio di chilometri e mostrare la seconda diga della giornata.

Ecco la Croce di ferro

Costruita fra il 1978 e il 1985 (forse ciò spiega la ricomparsa della Croix de Fer nel Tour de France del 1986 dopo un'assenza di 20 anni), si tratta della diga Grand'Maison, alta 140 metri e progettata per contenere i 140 milioni di m3 d'acqua del Lac de Grand Maison. Un altro paio di tornanti vi conducono all’altezza della cima di questa struttura, che introduce al tratto più incantevole posizionato lungo la riva sinistra del lago. La pendenza è gradevole o addirittura inesistente, e la vista è straordinaria. È come se un fiordo in miniatura fosse stato intrappolato nelle Alpi. La seconda discesa che vi attende dura 1,5 km, esattamente come la prima, ma con una serie di curve poco pronunciate che possono essere prese in velocità.

Inoltre, l'inizio della discesa segna il punto in cui ci si lascia alle spalle il dipartimento di Isère per inoltrarsi nella Savoia, abbandonando la strada D526 per continuare sulla D926. Da qui alla vetta sono poco più di 5 km e la pendenza media è del 6,5%, il che permette di ammirare il magnifico paesaggio circostante. Alla vostra sinistra potrete scorgere la strada che conduce alla cima del Col du Glandon (D927), accanto a un edificio dall’aspetto fatiscente tipico dei film di Wes Andersen. Dovete invece proseguire lungo la strada che vedete aggrapparsi al lato sinistro della maestosa valle erbosa che appare di fronte a voi. Sono gli ultimi incredibili chilometri finali, le montagne sembrano esservi amiche e non più spaventose, ma ancora imponenti e impressionanti. E poi, eccola lì. È più piccola e delicata di quanto possiate immaginare, arroccata in cima a una colonna di pietra scolpita, o forse solo invecchiata. Così fragile nella vastità delle cime frastagliate, ecco la croce di ferro.

Panorami

La cima non è né deserta né piena di negozi, ma si può avvertire una certa distanza, come dovrebbe essere su un passo montuoso. Poi ecco il panorama: con le frastagliate Aiguilles d'Arves che si ergono orgogliose all'orizzonte e la vista più morbida dell’immensa valle alle vostre spalle. C’è varietà oltre alla pura imponenza. Infatti, la varietà è forse l’aspetto più piacevole dell'intera salita; i su e giù, il facile o difficile, il circoscritto e la vastità. È proprio questo contrasto accattivante che rende la scalata alla Croix de Fer un’esperienza degna di fare meritare alla salita molto di più di un secondo livello.

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