I migliori modelli di bici Colnago raccontati dal loro creatore

Nei suoi 73 anni di carriera, Ernesto Colnago ha creato biciclette davvero notevoli. Ecco i modelli preferiti che ha mostrato a Cyclist quando lo abbiamo incontrato.

"Ricordo che ho dovuto mentire per poter lavorare”, dice Ernesto Colnago nel suo ufficio di Cambiago. Piccolo, leggermente ricurvo ma ancora sprintoso all’età di 86 anni, il grande costruttore sembra quasi sparire dietro la sua enorme scrivania in mogano e una lunga serie di premi, fotografie e cimeli che coprono quasi del tutto le pareti della stanza. Le bici occupano gran parte del suo cuore, da sempre. Ci ha appena rallegrato raccontandoci la storia del suo primo lavoro come assistente saldatore nella fabbrica di bici Gloria, quando aveva 13 anni, e dei documenti falsi prodotti per assicurarselo.

Ernesto Colnago

Il giovane apprendista progredì rapidamente e, quando compì 20 anni nel 1952, si mise in proprio come subappaltatore costruendo bici per conto di altri marchi. Due anni dopo, nel 1954, aveva iniziato a vendere bici col suo cognome impresso sul tubo obliquo. Iniziò così una carriera illustre, che lo ha visto realizzare bici per tutti, da Eddy Merckx a Papa Giovanni Paolo II – la bici di quest’ultimo, placcata in oro, si trova sigillata in una teca in azienda.
Trofei e riconoscimenti sono arrivati subito e in abbondanza, così come uno stuolo di fedeli seguaci. Però, sono le innovazioni ciò di cui va più fiero, mentre ci accompagna nel suo museo privato. Che si parli della serie di Parigi-Roubaix vinte, delle cinque vittorie con la Mapei o di una bici da pista rivoluzionaria, questo è un uomo veramente innamorato dell’idea stessa di bicicletta.

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Mosca Master, 1980

“Ho realizzato questa bici con tubi Master piegati”, dice Colnago. “L’idea della forma del tubo Master mi era venuta qualche anno prima, quando ero a Tokyo. Non riuscivo a dormire a causa del jetlag e ho iniziato a pensare che i tubi, se non fossero stati tondi, sarebbero potuti essere più rigidi. Con questa forma ovalizzata ho ottenuto una resistenza alla flessione maggiore del 15%”.

“Questa bici aveva veramente bisogno di essere rigida. È stata costruita per un pistard russo molto pesante – più di 100 kg. Stava gareggiando alle Olimpiadi nel chilometro da fermo, specialità in cui la potenza è cruciale. Con un solo stelo era impossibile rendere la bici abbastanza robusta per lui, quindi ho realizzato uno sterzo a due steli, uno per entrambi i lati della corona della forcella”.

Colnago dice di non ricordare il nome del corridore. Ulteriori ricerche suggeriscono che, a parte il nome, questo modello potrebbe essere stato utilizzato ai Giochi di Mosca del 1980 dalla squadra sovietica, e questo esemplare è stato un prototipo realizzato nel 1979 come prova. Anche su questo, Colnago non è sicuro. Ciò che non è in discussione è quanto bene fecero i sovietici a Mosca: con le su bici vinsero la cronosquadre di 100 km, l’inseguimento a squadre e la corsa su strada.

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Rominger record dell'ora, 1996

“Immediatamente dopo aver infranto il record dell’ora nel 1994, Rominger mi disse che sarebbe potuto andare più veloce, oltre i 57 km, così io ho iniziato a collaborare con Ferrari nella realizzazione di questa bici. Per andare più veloce doveva essere il più aerodinamica possibile in ogni dettaglio, quindi le pedivelle sono fatte in titanio su miei progetti con bordi affilati come coltelli per tagliare il vento e il manubrio è frutto di una sinergia speciale tra me e ITM. Però, le caratteristiche aerodinamiche più importanti sono il telaio e le ruote. Guarda le ruote. Le abbiamo costruite noi e hanno piccole fossette per stabilizzare il flusso d’aria, come in una pallina da golf. Questo molto prima che lo facesse anche Zipp. Il telaio è monoblocco senza una struttura interna, così come le ruote, ed è molto sottile se lo si guarda frontalmente. Oggi molte forme aerodinamiche sono più larghe ma, sulla pista dove non c’è vento, più sottile è un oggetto e più va veloce”.

Purtroppo per Colnago e Rominger, l’UCI ha vietato la bici quando i suoi commissari l’hanno vista. “Hanno detto che aveva un vantaggio aerodinamico ingiusto quando, in qualsiasi altro campo, questa innovazione sarebbe stata gradita. Sono ancora oggi molto triste per tutto ciò; potrebbe essere la bici più costosa che abbia mai prodotto e, probabilmente, una delle più belle”.

Super, 1981

Nella primavera del 1981, il belga Freddy Maertens era come una fiamma ormai spenta. Aveva vinto molte tappe ai Grandi Giri, il Mondiale, una Vuelta e due maglie verdi, ma la precaria forma fisica e i guai finanziari lo stavano affossando.

Una cattiva gestione del denaro e pessimi investimenti gli avevano causato molti debiti. Poi arrivò l’estate del 1981, che lo vedeva corridore nella Boule d’Or-Colnago. Prima prese la maglia a punti al Tour in luglio, poi ad agosto i Mondiali a Praga.

“Questa è la bici che Maertens ha usato a Praga”, dice Colnago. “Si tratta di una struttura in acciaio a tubi tondi, anche se ormai stavo già usando i tubi Master ovali per altri modelli”.

È “tradizionale” – una struttura in acciaio saldato con forcella a bracci curvi – ma presenta molte chicche: il nome Colnago inciso nella parte superiore dei foderi verticali, nelle corone, nei foderi orizzontali e nella corona della forcella, più un’abbondante quantità di materiale rimossa dalle leve dei freni, dalla guarnitura e dal reggisella, per risparmiare peso. Ha funzionato, visto che Maertens sconfisse Giuseppe Saronni e Bernard Hinault. La cosa sorprese tutti tranne Ernesto: “Sapeva di esser costretto a vincere – era spinto dalla paura di andare in bancarotta”.

Concept, 1986

“Stavo facendo ricerche su nuovi materiali e mi sono imbattuto nella fibra di carbonio, che veniva utilizzata in Formula 1, quindi sono andato

direttamente da Enzo Ferrari”, dice Colnago. “Questa è stata la nostra prima collaborazione, ed Enzo ha progettato personalmente le ruote”.

Ruote a tre razze, in fibra di carbonio come il telaio – costituito da tubi di carbonio incollati e uniti da giunzioni anch’esse in carbonio composito, realizzate con un materiale polimerico che è ancora presente nella serie sterzo dell’ultima C64 e della Concept 2.0.

“Sono stati necessari due anni di sviluppo solo per creare il telaio. Poi abbiamo lavorato sui freni idraulici, sulla forcella a bracci dritti – che è stata la prima, mentre ora l’intero mondo del ciclismo la copia – e ho realizzato una pipetta regolabile in grado di arrivare a 130 mm. Ma la vera innovazione erano le marce”. All’interno della guarnitura c’è ciò che Colnago definisce come una “distribuzione desmodromica”, ma che si potrebbe descrivere come un riduttore simile a quello presente nella trasmissione di un’automobile. Sette velocità controllate da una leva del cambio posta sul tubo obliquo, per 5,3 kg di peso totale in più sulla bici.

“L’abbiamo concepita come fosse un’auto, con il peso che non rappresenta una grossa preoccupazione in rapporto alle prestazioni, visto che c’è un motore. Purtroppo, in ambito di ciclismo su strada, la Concept era troppo pesante (oltre 13 kg) e quindi non l’abbiamo mai messa in produzione”.

Gloria la Garibaldina, 1947

“Questa bici, in realtà, è una delle mie personali. La più vecchia: ce l’ho da quando avevo 15 anni e lavoravo alla fabbrica Gloria di Milano. Ero agli inizi”. In effetti, Colnago era così giovane che – come già confessato a Cyclist – aveva mentito sulla sua età per assicurarsi un lavoro come assistente alla saldatura, in quello che all’epoca era uno dei maestri telaisti italiani più in auge: AMF Gloria, ditta fondata nel 1921 da Alfredo Focesi a Milano.

“Ho ottenuto il lavoro tramite un amico che lavorava da Gloria. Con questa bici ho vinto la Coppa Mamma Isolina Caldirola da dilettante, nel 1950, e ho continuato a gareggiare fino ai 18 anni. Avevo solo tre rapporti, azionati grazie a leve. Era su misura per me, in un periodo in cui non c’era l’abitudine a bici personalizzate”.

Il nome “La Garibaldina” simboleggia fermezza e forza di volontà. Colnago afferma che queste due caratteristiche lo hanno reso un discreto dilettante, anche se poi è venuto alla ribalta come telaista di professione. “Le giunzioni sono piuttosto decorate per l’epoca, il fiore di giglio è il simbolo sullo stemma di Gloria e i tubi sono ovviamente in acciaio, la sella in pelle, e ci sono rinforzi antiforatura sulle gomme. Gloria ha realizzato le migliori bici di quel tempo, come fa oggi Colnago”

Eddy Merckx record dell'ora, 1972

“Ho costruito questa bici per Eddy Merckx, che tentava il record dell’ora. Al tempo, era la più leggera che avevo mai prodotto, coi suoi 5,75 kg. Tutto ciò ben 46 anni fa. La pipetta è in titanio e ho dovuto mandarla in America per le saldature perché, all’epoca, qui in Europa nessuno era in grado di saldare bene il titanio. I raggi sono anch’essi in titanio, i mozzi sono realizzati da Campagnolo in lega
 di berillio, molto leggero e rigido. Ho fatto a mano le giunzioni degli anelli della catena (risparmiando 95 grammi), cosa che ha sconvolto la ditta produttrice della catena stessa poiché, secondo loro, sarebbe stata troppo debole per resistere alla potenza di Eddy”.

Colnago ha creato anche una serie sterzo particolarmente 
leggera – solo 122 grammi – e ha utilizzato tubi in acciaio Columbus sagomati che si assottigliavano fino a misurare 0,4 mm al centro
del tubo, cosa rivoluzionaria per quei tempi. La francese Clement 
ha fornito pneumatici tubolari da 80 grammi e lui ha riprogettato 
la sella Unicanitor di Cinelli, dotandola di guide scorrevoli in modo da raggiungere la posizione preferita da Merckx. Il manubrio era anch’esso di Cinelli, forato per risparmiare peso. Colnago dice che solo per fabbricarla ci ha messo più di 200 ore, ma ne è valsa la pena. “Sono andato a Città del Messico (luogo scelto per l’alta quota e la bassa pressione atmosferica) in veste di meccanico di Merckx. Io non ero molto nervoso, ma Eddy sì. Solo cinque minuti prima della partenza ha chiesto di cambiare manubrio. Alla fine ha battuto il record con 49,431 km, e dopo ci siamo ubriacati assieme. È stato uno dei giorni più belli della mia vita”. Continua...

Prototipo record dell'ora, 1968

“Ora quasi ogni sella ha un foro, ma posso assicurare che questa è stata la prima, inventata proprio da me”, racconta Colnago riferendosi alla sella forata in pelle di questa bici, tesa da una molla a spirale e fissata al reggisella da una serie di bulloni, viti e leve che la fanno sembrare più una poltrona da dentista che un sellino posto su una bici da crono.

“Il reggisella doveva avere molte possibilità di regolazione, poiché la posizione assunta è molto diversa da quella abituale. L’asse della pedivella è molto arretrato rispetto ai fianchi del corridore, che si inclinano molto in avanti verso il manubrio, un po’ come stare sdraiati su una handbike ma con la fronte rivolta verso il basso. Era la mia idea per favorire l’aerodinamica e il pieno scarico della potenza del ciclista”.

A guardarla bene, non c’è la classica catena come ci si aspetterebbe. La guarnitura è pressoché fissata all’asse del mozzo come in un biciclo, anche se un’ispezione più accurata rivela un complesso sistema di ruote dentate, catene e ruote libere. La guarnitura Ofmega CX consta di una grande corona che gira direttamente su una ruota dentata più piccola, su cui è montato dietro un altro pignone grande, entrambi fissati a una ruota libera ancorata al fodero del telaio. Il pignone aziona a sua volta un quarto ingranaggio più piccolo, fissato al mozzo di un’altra ruota libera. Quindi, precisamente, qual è la lunghezza del rapporto derivante da tutto ciò, signor Colnago?

“Non mi ricordo. Abbiamo bisogno di un ingegnere”.

C35 oro, 1989

“Questa è un’altra bici realizzata con Ferrari. Non ha mai gareggiato veramente ai massimi livelli. Penso che Saronni l’abbia utilizzata per tre o quattro gare senza vincere nulla. Questo è il primo esemplare prodotto”.

Si dice che Colnago abbia iniziato a collaborare con Ferrari non per la fibra di carbonio a metà degli anni ’80 – cosa però scritta e testimoniata dai fatti – ma dopo il record dell’ora di Merckx del 1972. Re Leopoldo del Belgio, insieme a moglie e figlie, si era recato a Città del Messico per assistere all’evento e quando vide la bici di Colnago esclamò: “Quest’uomo è il Ferrari delle due ruote”.

Collaborare con il marchio Ferrari è, ovviamente, il sogno di ogni operatore di mercato e, riguardo alla C35, Colnago afferma che la cosa ha dato i suoi frutti. “Con Ferrari abbiamo usato strumenti informatici incredibilmente sofisticati (Analisi degli Elementi Finiti, CAD) per produrre la C35, il nostro primo modello road con telaio monoscocca in carbonio. Il nome celebrava il 35° anniversario della mia azienda”. Questa C35 simboleggia anche il rapporto di lunga data con un altro marchio famoso: il gruppo Record placcato oro fornito da Valentino Campagnolo, completo di stemma (asso di fiori) e nome Colnago incisi.

Rominger record dell'ora, 1984

Tony Rominger della Mapei voleva battere il record dell’ora di Miguel Indurain e Colnago, come sponsor della squadra, era felice di aiutarlo. Tuttavia, nonostante lo studio della fibra di carbonio fosse in stato già avanzato, per questo modello Colnago optò per l’acciaio. Questo in parte perché non c’era abbastanza tempo per creare una bici in carbonio apposita. Ma c’era dietro anche dell’altro.

“Tony era un ottimo ciclista, ma non così bravo in pista da gestire le bici in carbonio, che si sono rivelate troppo rigide per lui. Abbiamo quindi scelto di utilizzare acciaio Columbus Oval CX. Guarda il telaio, il reggisella. Guarda quanto è sottile il tutto. Il reggisella ha uno spessore di 3 mm, i foderi verticali di 5 mm. Ma l’85% della resistenza aerodinamica totale che grava su una bici è dovuta al ciclista”.

Colnago aveva dedotto: sebbene Indurain fosse veloce di suo, sarebbe potuto essere ancora più veloce. Non solo la fibra di carbonio della sua Pinarello Espada presentava un impatto frontale maggiore della bici di Colnago, ma anche la posizione in sella non era ottimale – si calcolò che aumentasse l’impatto di un ulteriore 13%, rispetto a Rominger. Quindi, con uno speciale design dei manubri ITM e spingendo un rapporto 60x14, Rominger fece viaggiare questa bici a 55,251 km in un’ora, superando il record di Indurain di oltre 2 km.

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