di James Spender - 18 settembre 2019

I migliori modelli Colnago raccontati dal loro creatore

Nei suoi 73 anni di carriera, Ernesto Colnago ha creato biciclette davvero notevoli. Cyclist visita la sua azienda, dove lui ci parla dei suoi modelli preferiti

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Mosca Master, 1980

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Immagini Mike Massaro

Ricordo che ho dovuto mentire per poter lavorare”, dice Ernesto Colnago nel suo ufficio di Cambiago. Piccolo, leggermente ricurvo ma ancora sprintoso all’età di 86 anni, il grande costruttore sembra quasi sparire dietro la sua enorme scrivania in mogano e una lunga serie di premi, fotografie e cimeli che coprono quasi del tutto le pareti della stanza. Le bici occupano gran parte del suo cuore, da sempre. Ci ha appena rallegrato raccontandoci la storia del suo primo lavoro come assistente saldatore nella fabbrica di bici Gloria, quando aveva 13 anni, e dei documenti falsi prodotti per assicurarselo.

Il giovane apprendista progredì rapidamente e, quando compì 20 anni nel 1952, si mise in proprio come subappaltatore costruendo bici per conto di altri marchi. Due anni dopo, nel 1954, aveva iniziato a vendere bici col suo cognome impresso sul tubo obliquo. Iniziò così una carriera illustre, che lo ha visto realizzare bici per tutti, da Eddy Merckx a Papa Giovanni Paolo II – la bici di quest’ultimo, placcata in oro, si trova sigillata in una teca in azienda.
Trofei e riconoscimenti sono arrivati subito e in abbondanza, così come uno stuolo di fedeli seguaci. Però, sono le innovazioni ciò di cui va più fiero, mentre ci accompagna nel suo museo privato. Che si parli della serie di Parigi-Roubaix vinte, delle cinque vittorie con la Mapei o di una bici da pista rivoluzionaria, questo è un uomo veramente innamorato dell’idea stessa di bicicletta.

“Immediatamente dopo aver infranto il record dell’ora nel 1994, Rominger mi disse che sarebbe potuto andare più veloce, oltre i 57 km, così io ho iniziato a collaborare con Ferrari nella realizzazione di questa bici. Per andare più veloce doveva essere il più aerodinamica possibile in ogni dettaglio, quindi le pedivelle sono fatte in titanio su miei progetti con bordi affilati come coltelli per tagliare il vento e il manubrio è frutto di una sinergia speciale tra me e ITM. Però, le caratteristiche aerodinamiche più importanti sono il telaio e le ruote. Guarda le ruote. Le abbiamo costruite noi e hanno piccole fossette per stabilizzare il flusso d’aria, come in una pallina da golf. Questo molto prima che lo facesse anche Zipp. Il telaio è monoblocco senza una struttura interna, così come le ruote, ed è molto sottile se lo si guarda frontalmente. Oggi molte forme aerodinamiche sono più larghe ma, sulla pista dove non c’è vento, più sottile è un oggetto e più va veloce”.

Purtroppo per Colnago e Rominger, l’UCI ha vietato la bici quando i suoi commissari l’hanno vista. “Hanno detto che aveva un vantaggio aerodinamico ingiusto quando, in qualsiasi altro campo, questa innovazione sarebbe stata gradita. Sono ancora oggi molto triste per tutto ciò; potrebbe essere la bici più costosa che abbia mai prodotto e, probabilmente, una delle più belle”.

Nella primavera del 1981, il belga Freddy Maertens era come una fiamma ormai spenta. Aveva vinto molte tappe ai Grandi Giri, il Mondiale, una Vuelta e due maglie verdi, ma la precaria forma fisica e i guai finanziari lo stavano affossando.

Una cattiva gestione del denaro e pessimi investimenti gli avevano causato molti debiti. Poi arrivò l’estate del 1981, che lo vedeva corridore nella Boule d’Or-Colnago. Prima prese la maglia a punti al Tour in luglio, poi ad agosto i Mondiali a Praga.

Questa è la bici che Maertens ha usato a Praga”, dice Colnago. “Si tratta di una struttura in acciaio a tubi tondi, anche se ormai stavo già usando i tubi Master ovali per altri modelli”.

È “tradizionale” – una struttura in acciaio saldato con forcella a bracci curvi – ma presenta molte chicche: il nome Colnago inciso nella parte superiore dei foderi verticali, nelle corone, nei foderi orizzontali e nella corona della forcella, più un’abbondante quantità di materiale rimossa dalle leve dei freni, dalla guarnitura e dal reggisella, per risparmiare peso. Ha funzionato, visto che Maertens sconfisse Giuseppe Saronni e Bernard Hinault. La cosa sorprese tutti tranne Ernesto: “Sapeva di esser costretto a vincere – era spinto dalla paura di andare in bancarotta”.

“Stavo facendo ricerche su nuovi materiali e mi sono imbattuto nella fibra di carbonio, che veniva utilizzata in Formula 1, quindi sono andato

direttamente da Enzo Ferrari”, dice Colnago. “Questa è stata la nostra prima collaborazione, ed Enzo ha progettato personalmente le ruote”.

Ruote a tre razze, in fibra di carbonio come il telaio – costituito da tubi di carbonio incollati e uniti da giunzioni anch’esse in carbonio composito, realizzate con un materiale polimerico che è ancora presente nella serie sterzo dell’ultima C64 e della Concept 2.0.

Sono stati necessari due anni di sviluppo solo per creare il telaio. Poi abbiamo lavorato sui freni idraulici, sulla forcella a bracci dritti – che è stata la prima, mentre ora l’intero mondo del ciclismo la copia – e ho realizzato una pipetta regolabile in grado di arrivare a 130 mm. Ma la vera innovazione erano le marce”. All’interno della guarnitura c’è ciò che Colnago definisce come una “distribuzione desmodromica”, ma che si potrebbe descrivere come un riduttore simile a quello presente nella trasmissione di un’automobile. Sette velocità controllate da una leva del cambio posta sul tubo obliquo, per 5,3 kg di peso totale in più sulla bici.

L’abbiamo concepita come fosse un’auto, con il peso che non rappresenta una grossa preoccupazione in rapporto alle prestazioni, visto che c’è un motore. Purtroppo, in ambito di ciclismo su strada, la Concept era troppo pesante (oltre 13 kg) e quindi non l’abbiamo mai messa in produzione”.

“Ho costruito questa bici per Eddy Merckx, che tentava il record dell’ora. Al tempo, era la più leggera che avevo mai prodotto, coi suoi 5,75 kg. Tutto ciò ben 46 anni fa. La pipetta è in titanio e ho dovuto mandarla in America per le saldature perché, all’epoca, qui in Europa nessuno era in grado di saldare bene il titanio. I raggi sono anch’essi in titanio, i mozzi sono realizzati da Campagnolo in lega
 di berillio, molto leggero e rigido. Ho fatto a mano le giunzioni degli anelli della catena (risparmiando 95 grammi), cosa che ha sconvolto la ditta produttrice della catena stessa poiché, secondo loro, sarebbe stata troppo debole per resistere alla potenza di Eddy”.

Colnago ha creato anche una serie sterzo particolarmente 
leggera – solo 122 grammi – e ha utilizzato tubi in acciaio Columbus sagomati che si assottigliavano fino a misurare 0,4 mm al centro
del tubo, cosa rivoluzionaria per quei tempi. La francese Clement 
ha fornito pneumatici tubolari da 80 grammi e lui ha riprogettato 
la sella Unicanitor di Cinelli, dotandola di guide scorrevoli in modo da raggiungere la posizione preferita da Merckx. Il manubrio era anch’esso di Cinelli, forato per risparmiare peso. Colnago dice che solo per fabbricarla ci ha messo più di 200 ore, ma ne è valsa la pena. “Sono andato a Città del Messico (luogo scelto per l’alta quota e la bassa pressione atmosferica) in veste di meccanico di Merckx. Io non ero molto nervoso, ma Eddy sì. Solo cinque minuti prima della partenza ha chiesto di cambiare manubrio. Alla fine ha battuto il record con 49,431 km, e dopo ci siamo ubriacati assieme. È stato uno dei giorni più belli della mia vita”. Continua...

L'articolo completo è stato pubblicato su Cyclist - Agosto/Settembre 2018

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