Come guidare la bici sotto la pioggia

Come gestire il fondo bagnato e cavarsela quando le condizioni meteo avverse rischiano di compromettere le nostre uscite in bicicletta.

Foto Poci's.

Il ciclismo ci ha ormai abituato a imprese in condizioni meteo estreme, basta pensare alla Milano-Sanremo edizione 2013 vinta dal tedesco Gerald Ciolek dopo aver affrontato pioggia, neve e fondo stradale ghiacciato.

I professionisti sanno che devono essere pronti a tutto, fin dalle categorie giovanili. Nel corso degli anni, la tecnologia applicata alla componentistica ha fatto passi da gigante. Chi ha scelto di passare ai freni a disco si trova fra le mani un indubbio aiuto in più ma, parlando di stabilità e presa sull’asfalto, è la gomma la principale indiziata.

A tal proposito, ci viene in aiuto Roberto Colleoni, produttore di pneumatici ad alte prestazioni – la sua Veloflex, nella Bergamasca, è famosa in tutto il mondo per la lavorazione completamente artigianale di ogni singolo pneumatico.

“Innanzitutto, bisogna considerare che un corpo estraneo bagnato penetra la gomma molto meglio di uno asciutto”, afferma Colleoni. “Anche noi, in sede di produzione, per tagliare utilizziamo lame umide. Si capisce quindi l’enorme stress a cui uno pneumatico è sottoposto in caso di pioggia”.

Com’è realizzata dunque una gomma adatta? “Pochi optano per due linee differenti”, ci risponde. “I produttori tendono a ottimizzare un modello unico, in grado di affrontare ogni tipo di fondo stradale. È fondamentale il grip che si riesce a ottenere: in tempi passati, si realizzavano pneumatici scolpiti pensando di ricavarne più aderenza. Si è poi constatato che non era così. Inoltre, la scolpitura si deformava sotto il peso del ciclista. Tutto il grip possibile si ricava quindi dalla composizione della mescola, tanto che ora i modelli sono scolpiti pochissimo o del tutto slick”.

Poi ci conferma che l’esigua massa bicicletta-ciclista, abbinata alle velocità raggiunte, fa in modo che il fenomeno di aquaplaning (galleggiamento di un veicolo sull’acqua) sia difficilmente raggiungibile.

Il suo consiglio in caso di pioggia è di sacrificare un po’ di scorrevolezza e gonfiare un po’ meno le gomme, in modo da aumentare il coefficiente di resistenza al rotolamento.

Dai componenti al comportamento in sella il passo è breve. Come si può migliorare il nostro modo di pedalare sotto la pioggia? Ne parliamo con Fabrizio Tacchino, preparatore atletico e tecnico Federale: “Per guidare in condizioni di asfalto scivoloso bisogna sviluppare una sensibilità verso il proprio mezzo. È necessario conoscere bene la risposta che la bici dà a determinate sollecitazioni. Soprattutto tra le top di gamma, il comportamento varia da un modello all’altro. La sensibilità è un fattore che può essere allenato. In questo ci viene in aiuto la multidisciplinarietà, aspetto sul quale noi tecnici FCI insistiamo molto. Un background di ciclocross e mountain bike è utilissimo nel gestire la stabilità precaria di un asfalto umido o ghiacciato”.

E per chi non ha questa formazione? “Il mio consiglio è di inserire nei programmi di allenamento alcune regolari uscite su sterrato. È necessario affiancare alla propria bici da corsa un modello gravel o ciclocross, anche entry level”, aggiunge Tacchino.

Infine, parlando di discesa: “È fondamentale accompagnare l’azione con il bacino, un po’ come fanno i motociclisti: il movimento risulta più fluido e non a scatti, consentendo maggiore stabilità e aderenza al terreno. Mi stupisco nel vedere ancora alcuni Pro senza questa padronanza”.

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