di Simone Rivaroli
- 09 June 2020

Covid-19: quanto siamo cambiati?

Vi raccontiamo il ritorno agli allenamenti e alle nostre abitudini ciclistiche adottando le precauzioni necessarie per evitare il contagio da coronavirus

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“Finalmente posso uscire in bici, posso tornare sull’asfalto, sentire l'aria in faccia, vedere i paesaggi e riconoscere i profumi della natura che mi lascio alle spalle”. Queste le parole scritte da un caro amico dopo essermi venuto a trovare, dopo tanto tempo, al centro di performance sportiva e riabilitazione in cui lavoro.

Nell’articolo di oggi vorrei lasciarvi le sue impressioni su come ha vissuto il rientro al Centro per una valutazione del suo stato di forma. Daniele, nome di fantasia, ci racconterà in prima persona cosa ha provato nel rientrare in un ambiente riadattato per necessità, ma profondamente conservatore delle modalità di attenzione alle persone, alla cura e all'accoglienza.


L'esperienza di Daniele

Parcheggio, indosso la mascherina, nuova inseparabile compagna di viaggio, scarico la bici e penso quanto sei dovuta restare chiusa senza poter vedere la primavera fiorire. Sono in orario, Simone mi ha detto quanto è importante adesso rispettare gli appuntamenti fissati. All’ingresso, delimitato solo da porte automatiche scorrevoli - che mi ricordano dove non mettere le mani, mi accoglie un dispenser di igienizzante e la ragazza in reception, anche lei munita di mascherina.

“Buongiorno Daniele, bentornato, prima di accedere allo spogliatoio ti misuro la temperatura, solo una prassi”. Lungo il corridoio mi accorgo di non incontrare altre persone. Rifletto su quanto stiano cambiando le nostre abitudini per garantire il distanziamento sociale. Penso che in sala d'attesa non sostasse nessuno per evitare contatti inutili, così come nello spogliatoio. Mi cambio. Ripenso al triage telefonico di ieri nel quale mi hanno chiesto se stessi bene e se non avessi avuto contatti con persone che presentavano sintomi, mi hanno anche informato che per ridurre al minimo le possibilità di contagio attraverso gli armadietti avrebbero messo a disposizione dei sacchetti usa e getta in cui avrei potuto riporre il mio zaino prima di metterlo nell’armadietto.


L'analisi del lattato

Finalmente arrivo in palestra, c'è Simone ad aspettarmi, e con lui un collega che sta salutando un runner che deve aver finito la sessione di allenamento. Indossiamo tutti la mascherina. Simone mi spiega che il test di oggi si svolgerà come sempre, ma per permettermi di togliere la mascherina hanno fatto degli accorgimenti all’areazione in modo tale che non fosse in modalità ricircolo e le finestre restino sempre aperte.

Tolgo la ruota posteriore, montiamo la bici sul rullo, perno passante, distanziatore per i freni a disco. Sono pronto per iniziare il test, collego il cardiofrequenzimetro, l'indicatore di potenza dei pedali e si parte: mi sembra di essere in palestra da solo, Simone e il suo collega si avvicinano solo quando devono fare i prelievi per l'analisi del lattato. Del buco all'orecchio me ne ricorderò per qualche giorno gli dico sorridendo. Lui mi risponde con uno sguardo complice ma non toglie la mascherina per enfatizzare il suo sentimento.

Al termine del test valutiamo insieme i risultati, riflettiamo su quanto mi sono allenato negli ultimi mesi e come l'allenamento in casa possa aver inciso sul risultato del test.

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