di Paolo Tagliacarne - 31 dicembre 2016

Enoica, una pedalata dal gusto unico

Nel cuore della Toscana, in un saliscendi tra viti e boschi di latifoglie si snoda l'Enoica Wine Trail, una pedalata fuori dagli schemi, in cui lo sport va a braccetto con il buon cibo e soprattutto il buon vino
Foto Costanza Diana

Da Fonterutoli, qualunque direzione si prenda, si pedala, immersi nel cuore della Toscana e si capisce che cos’è il vino italiano: un’alchimia tra arte, scienza e conoscenza.
Si esce dalla Chianti Experience di Fonterutoli ubriachi, di paesaggio italiano, e con una nuova consapevolezza di che cos’è una azienda vinicola di alto livello. Con una tradizione che si tramanda da oltre 6 secoli, qui la famiglia Mazzei produce vino dal 1435.
Ed è proprio qui che Francesco Mazzei e sua moglie Elisabetta hanno convocato un gruppo di amici ciclisti, uomini e donne, diversamente preparati, ugualmente appassionati, per testare la prima edizione di uno speciale tour su strada. Un tour tematico dedicato al vino.
Francesco Mazzei è un romantico esploratore che concilia con abile maestria due passioni: il vino e la bicicletta. Da qualche anno organizza, per i suoi amici di bici, una speciale pedalata: l'Enoica Wine Trail. Fuori strada e fuori dai tradizionali canoni sia delle gare, che dei raduni amatoriali. Si pedala, si mangia, si beve. A primavera è stata proposta la versione stradale dell’Enoica, un tour in quattro tappe per un totale di 440 chilometri e oltre 7.000 metri di dislivello. Mai lunghe e terribili salite, ma un continuo, estenuante, inesauribile, appenninico, indomito, dantesco - nel senso di infernale - su e giù, sui colli nel cuore della Toscana ciclisticamente e paesaggisticamente più sincera.
L’appuntamento per la partenza è la sera di giovedì. Dopo i buoni consigli del nutrizionista Enervit, si inizia quindi dalla cena, con ottimi vini e cibi rigorosamente locali. Disattendendo molti dei buoni consigli sulla nutrizione. Il mattino successivo ci si ritrova sul grande piazzale che in epoca di vendemmia accoglie i grappoli raccolti, e per l’occasione accoglie noi ciclisti. Biciclette assolutamente perfette, da fare invidia ai Pro, un vero tripudio di carbonio e Garmin, Enervit e fisici tirati.
 

Ed è subito sterrato in salita

Prima tappa, direzione sud, da Fonterutoli a Montalcino. Pronti via, ma con comodo: è subito sterrato in salita. Alla faccia delle ruote troppo delicate. D’altra parte nel DNA dell’Enoica, c’è l’off-road. Dalla cantina nuova si sale al borgo antico, quindi subito Chiantigiana in discesa verso Siena. Passaggio in piazza del Campo per la foto di rito, poi via verso Taverne d’Arbia, le crete, Asciano, entrando nel cuore del paesaggio toscano. Tra nuvoloni che minacciano pioggia a catinelle, ma non pioverà, e sprazzi di azzurro aeronautico con cumuli alti e bianchi che abbagliano. Tra nuvole e sole si raggiunge Pienza, non dalla via più facile, ma da quella sicuramente più piacevole per il paesaggio e la tranquillità della piccola strada che passa da Castelmuzio. Da Pienza a Montalcino è una fucilata. Una lunga discesa, poi un falsopiano tendenzialmente in discesa e il gran finale con salita alla capitale del Brunello.
Qualcuno arriva prima, qualcuno arriva dopo, qualcuno arriva ultimo, qualcuno sbaglia la strada. Ma tutti arrivano alla meta. Assolutamente felici. E come non esserlo, dopo una cavalcata ciclistica immersi nel migliore dei paesaggi italiani? Da Pienza, naturale terrazza sulla Val d’Orcia, verso sud, è una vera poesia. Il paesaggio, i colori, il cielo, il sapore dell’aria che si respira, in una parola l’ambiente che ci circonda. Tutto contribuisce a fa passare in secondo piano la fatica, anche per i meno allenati. Eppure abbiamo già pedalato per cento chilometri con duemila metri di dislivello.
Finiamo la giornata nell’antica fortezza che sovrasta Montalcino con una seconda degustazione di vini, offerti dalla cantina Ciacci Piccolomini D’aragona. Poi la cena. Ottima, ottimo il vino, ottima la compagnia. La prima giornata si conclude nel migliore dei modi.
 

Verso il Monte Amiata

Cristiano, il mio compagno di camera, ha già partecipato a tutte le edizioni off-road, ma dimostra un entusiasmo assoluto per questa versione road. La seconda notte, nonostante cibo e vino, passa con una dormita integrale e una ricarica perfetta per affrontare la seconda tappa. Sabato. Da Montalcino a Scansano, è la più corta delle quattro, ma non la meno impegnativa per il dislivello che ci attende. Ci si dirige a sud verso il Monte Amiata, carico di nuvoloni che non lasciano presagire nulla di buono, ma anche per oggi la scamperemo. A Castelnuovo dell’Abate facciamo la prima breve sosta per ricompattare il gruppo, davanti all’affascinante abbazia di San Antimo.
Riprendiamo a pedalare sotto un cielo di nuvole minacciose circondati da vitigni ordinatissimi, ancora leggeri di foglie piccole e acerbe. È proprio la presenza della vite curatissima a rendere questo paesaggio uno dei più desiderati e invidiati dal resto del mondo. Certo si dovrebbe tornare qui per la vendemmia, quando i colori virano dal verde acerbo al rosso caldo-ruggine, il colore del sole dell’estate toscana che impregna le vigne, preparando l’uva a trasformarsi in buon vino. Ma la Toscana così verde non l’avevo vista mai. E con questi pensieri si pedala e si macinano chilometri.
Aveva proprio ragione Alfredo Martini, maestro di vita e di ciclismo, in bicicletta si ha un sacco di tempo per pensare. Così solo a tratti si sente il fiato e la fatica, poi si “scolletta” e una rapida successione di curve in discesa ci obbliga a pensare alla strada e alla traiettoria.
E di nuovo si sale. Nei lunghi dritti in salita si vedono davanti i compagni di strada, sui tornanti si sentono le voci di chi ci segue. A tratti si pedala insieme, a tratti da soli. A volte si aiuta, a volte si è aiutati. È il bello della bicicletta. Ognuno al suo ritmo, ognuno con i suoi pensieri. A volte si ha voglia di chiacchierare, a volte si pedala insieme, in silenzio, per chilometri.
Sfioriamo il lato nord del Monte Amiata e ci fermiamo ad ammirare, a Santa Fiora, l’antica peschiera del ‘500. Ci si incanta, pedalando, davanti alla Fortezza Aldobrandeschi fino a che, quasi all’improvviso, si staglia contro il cielo il profilo di Scansano. Davanti a uno splendido belvedere ci si ricompatta, per arrivare insieme all’Antico Casale di Scansano, seconda tappa di questo tour.
 

La tappa della pioggia


A Fonteruoli la famiglia Mazzei produce vino dal 1435. La nuova cantina, su tre piani, è stata definita
come "la più impressionante di tutto il Chianti"

 

Domenica ci aspetta la terza tappa, la più lunga. Sono più di 130 chilometri, il dislivello supera di poco i 1.200 metri. Non è quello che ci infastidisce, ma è la pioggia, che ci coglie di sorpresa prima con uno scroscio di una certa intensità, che fortunatamente dura pochi minuti, poi con l'intermittenza, l’acqua bagna, il vento asciuga.
Da Scansano c'è una lunga, veloce e piacevole discesa, spartiacque della tappa la città di Massa Marittima, preceduta da alcuni lunghi rettilinei. Superata Massa, di nuovo si torna su piccole vie di campagna verso Suvereto, per poi affrontare la meravigliosa strada che, con scollinamento a Sassetta, porta a Castagneto Carducci-Donoratico, nostra meta odierna. Siamo a pochissimi chilometri da Bolgheri.
Gli ultimissimi chilometri, con sole e vento, fanno dimenticare la pioggia che ci ha bagnati fino a pochi chilometri prima. E all’arrivo non può mancare la quotidiana degustazione vini nella più rinomata cantina di Bolgheri.
Lunedì va meglio, si parte col sole, il cielo è terso, le nuvole bianche sono lontane, spinte dal vento. Dal mare ci si dirige verso l’interno. Una breve salita e una fantastica stradina parallela al mare ci porta a imboccare il tratto finale del viale dei cipressi che a Bolgheri alti e schietti van da San Guido in duplice filar (esatto, proprio quello di Carducci). Da Bolgheri a Bibbona, poi Volterra con la prima delle due salite di tappa, lungo una strada morbida e flessuosa, quasi sensuale, che segue la naturale sinuosità dei colli e pare disegnata dal terreno su cui dolcemente si adagia. Si pedala avvolti da un paesaggio che riempie lo sguardo e premia la fatica.
Superata Volterra si punta a San Gimignano, da qui a Poggibonsi, quindi seconda lunga salita di giornata per raggiungere Castellina in Chianti. Venti chilometri di ascesa decisamente pedalabile, la classica “salita da conversazione”. Chiudiamo in bellezza la nostra Chianti Experience tra colli, cantine, salite, discese, amicizie e spensieratezza passeggiando sui pochissimi chilometri di saliscendi che ci separano da Fonterutoli.
 
L'articolo completo è disponibile sul numero 4 di Cyclist
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