di Sam Challis - 26 settembre 2019

Fuji Supreme, solo per donne

La bici più veloce di Fuji è aerodinamica, ha i freni a disco ed è studiata per un pubblico femminile

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Immagini Tapestry

La geometria specifica per le donne è un argomento controverso, principalmente perché i grandi marchi non sembrano essere d’accordo sul fatto se sia necessario o meno proporla. Canyon la sostiene dopo averla inizialmente evitata, Specialized non la sviluppa più eliminandola dalla gamma.

Poi c’è Fuji, il marchio che fondò il primo team americano al femminile nel lontano 1970 e, elevatesi a sostenitore del ciclismo femminile sin da allora, ha raccolto dopo ben 40 anni una montagna di dati “anatomici” su cui basa la propria opinione al riguardo. Il risultato che ne è scaturito
è che progetti specifici per le donne sono necessari, ma non nella direzione in cui sareste portati a pensare.

In contrapposizione alle opinioni diffuse, le donne hanno un corpo essenzialmente uguale a quello degli uomini”, afferma Steven Fairchild, global product manager di Fuji Bikes. “Non è questione di lunghezza del tronco, di braccia più corte o qualcosa del genere, come detto in precedenza. Tuttavia piccole differenze anatomiche ci portano a capire come le donne pedalino in maniera differente rispetto agli uomini. Abbiamo notato come negli ultimi due anni molte donne abbiano scelto di transitare dalla vecchia Supreme al modello maschile come la SL o la Transonic, scoprendo che preferivano la geometria della Supreme”.

Fairchild sottolinea che si sta parlando di piccoli cambiamenti, come 5 mm sulla lunghezza del tubo orizzontale. O differenze inerenti l’altezza del tubo sterzo, piccole se comparate alla corrispettiva geometria maschile, ma abbastanza per giustificare la produzione di modelli specifici al femminile.

Per i marchi che stanno via via eliminando dalla gamma i modelli con geometrie al femminile, non saprei dire se tale scelta si basi più sul desiderio di snellire l’unità di stoccaggio delle scorte. Noi siamo certi che la geometria specifica per le donne sia valida”, dice.

L’originale Fuji Supreme risale al 2010 ed è stata sviluppata con il contributo della velocista tedesca - campionessa del mondo su strada 2005 - Regina Scheleicher. “Grazie al contributo di Regina la prima Supreme era ragionevolmente leggera ma estremamente rigida”, dice Fairchild. “Ma è stata prodotta prima che l’aerodinamica entrasse davvero in gioco nel settore. Abbiamo iniziato a progettare la nuova Supreme circa tre anni fa, con l’obiettivo di mantenere il peso e la rigidità simili ma introducendo l’efficienza aerodinamica del telaio”.

Se si deve credere alle cifre di Fuji, il marchio ha raggiunto questo obiettivo. “Su una distanza di oltre 40 km la nuova Supreme si avvantaggia di ben 3 minuti e 23 secondi rispetto al modello precedente, ed è 1 minuto e 19 secondi più veloce della Transonic, il che si traduce nella Fuji più veloce attualmente in produzione”.

Fairchild accredita le prestazioni migliorate all’adozione di tubi con nuovi profili grazie agli studi di aerodinamica. “Quando abbiamo sviluppato la Transonic, Trek aveva un brevetto in attesa sulla tecnologia Kammtail (i profili aerodinamici progettati per ridurre la quantità di resistenza che il ciclista incontra, ndr), quindi eravamo titubanti a usarla. Abbiamo usato un profilo dei tubi simile ma non uguale a quello certificato Kammtail. Da allora la legalità circa l’uso del design Kammtail è stata chiarita, quindi siamo stati in grado di utilizzare i profili sulla nuova Supreme”.

La scelta di passare ai freni a disco non è per ragioni di mercato. “Shimano ci aveva dato l’opportunità di testare i primi prototipi ben 9 anni fa e sin da allora sono stato decisamente a favore dopo averli provati. Non è tanto una questione di potenza quanto di qualità di controllo, un aspetto chiave a cui do un’importanza particolare. Ciò si traduce in un netto vantaggio soprattutto in condizioni di gara, situazioni che hanno influito non poco sulla progettazione della nuova Supreme. Quando abbiamo capito che avremmo potuto passare ai freni a disco senza penalizzazioni sul piano aerodinamico, non ci abbiamo pensato due volte”. Continua...

L'articolo completo è stato pubblicato su Cyclist - Agosto/Settembre 2018

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