di Mark Bailey - 14 giugno 2019

Il Lombardia: lo spettacolo oltre il Muro

Mettete insieme il Lago di Como con la sua atmosfera glamour e il Muro di Sormano con la sua spaventosa pendenza del 27% e avrete la granfondo Il Lombardia

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Immagini di Mike Massaro

Tutto sembra indicare che il giro di oggi sarà un’esperienza tranquilla e sofisticata. La strada costeggia il Lago di Como, scintillante come un Prosecco, scivolando accanto a un’elegante infilata di caffè e negozi. Un idrovolante ammara in un turbine spumeggiante. Le bandiere italiane sventolano nella brezza. Se avremo fortuna potremo perfino intravedere gli illustri villeggianti George e Amal Clooney durante la loro passeggiata mattutina. Ma al di là dell’atmosfera chic, del sole e degli splendidi colpi d’occhio, c’è qualcosa che mi impensierisce negli istanti che precedono la partenza della Gran Fondo Il Lombardia.

Questo nuovo evento si ispira al leggendario Giro di Lombardia, e al sessantacinquesimo chilometro dei 110 km complessivi ci attende minaccioso uno dei più famigerati ostacoli della corsa, il Muro di Sormano, anche noto come “Il Muro”. Il mostro sarà anche lungo solo 1,7 km, ma ha una terrificante pendenza media del 17%. Sui tornanti più cattivi la cifra tocca il 27%, un suicidio.

Un ciclista del posto mi dice che non ce l’ha mai fatta a salirla senza camminare. Per illustrare quel che dobbiamo attenderci mi mostra la mano parallela al suolo e poi la piega finché il palmo non forma un angolo retto con il polso. Ho capito. La diabolica salita fece la sua prima apparizione nella corsa nel 1960 ma vi fu inserita solo tre volte prima di essere vietata, dato che i ciclisti disperati erano costretti a camminare o ad accettare le spinte (illegali) dei tifosi. La salita cadde così in rovina, ma una raccolta fondi promossa dai ciclisti locali permise di riasfaltarla nel 2006, salvandola dal degrado. Fece il suo grande ritorno al Giro di Lombardia nel 2012 ed è oggi la sinistra star della nuova granfondo.

È l’alba di una domenica mattina di ottobre e mi trovo schierato in griglia sulle sponde del Lago di Como insieme a circa 1.400 altri ciclisti vestiti con colori vivaci e tutti impegnati a maledire il freddo mattutino. Sono per lo più italiani, ma gli iscritti contano ciclisti di 25 Paesi. A quest’ora, la priorità consiste semplicemente nel trovare un posto appartato in cui fare pipì. Il gruppo scatta alla partenza mentre sta spuntando il sole.

Le granfondo europee non sono come quelle inglesi, qui c’è più competizione e i ciclisti lottano per conquistare la posizione migliore e fare il tempo. Decido prudentemente che è troppo presto per mettermi in modalità da gara, quindi mi sposto su un lato della strada mentre gli altri mi superano come una squadriglia di caccia, sorpassando a destra e a sinistra, fischiando, urlando, imprecando.

Mi trovo a pochi centimetri dal marciapiede, ma chissà come una figura segaligna riesce comunque a superarmi all’interno. Nella foschia dell’alba sfiliamo accanto alle barche ormeggiate e alle signorili facciate di Como. Le campane di una chiesa suonano pigre come se anche loro fossero state svegliate bruscamente dal sonno domenicale. Mi riecheggiano ancora nelle orecchie mentre attacchiamo la breve salita verso Lipomo prima di superare i bei giardini che costeggiano il Lago di Pusiano.

È rassicurante trovare il gruppo protetto dalle motostaffette e dai veicoli di supporto, ma mentre pedalo tranquillo ammirando il panorama mi accorgo che il veicolo che mi ha appena superato è la vettura fine corsa, così aumento un po’ l’andatura e rientro nel gruppone.

Le strade sono ancora aperte al traffico, e ritrovarsi in mezzo a un gruppo offre un po’ di protezione dal flusso costante di auto. Parlerò poi con alcuni ciclisti più vicini alla testa della corsa, e loro mi diranno di essersi sentiti intimoriti dal traffico nonostante la protezione delle motostaffette. È con sollievo che ad Asso abbandono la strada principale e imbocco quella più tranquilla che porta a Valbrona. Scendendo verso Onno percorriamo alcuni tornanti, dai quali intravediamo scorci del Lago di Como incorniciato dalle montagne retrostanti. Da Onno sfrecciamo lungo una strada stretta incastrata tra ripide pareti rocciose e le sponde del lago in direzione di Regatola. L’asfalto è coperto di foglie che hanno le tonalità rosse e brune dell’autunno, a ricordarci che il Giro di Lombardia è soprannominato “la Classica delle foglie morte”. Continua...

L'articolo completo è stato pubblicato su Cyclist - Giugno 2018

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