Gravel, scommessa vinta

Lo dicono gli appassionati, lo dice il mercato. Ha vinto chi ha puntato sul gravel. Le bici (e i praticanti) da “ghiaia” non rappresentano più un fenomeno, bensì una realtà conclamata del ciclismo.

Chi ha scommesso sulle bici gravel, a distanza di anni può dire di aver vinto. Sì, le bici da “strade bianche” non sono più un fenomeno: sono una realtà, un dato di fatto. Lo dicono i dati di vendita, lo dicono i brand che fanno a gara nel lanciare nuovi modelli sul mercato, lo dicono i gruppi che nascono, tanto nella realtà quanto sui social, di appassionati ed estimatori che hanno scoperto o riscoperto un modo di andare in bicicletta, o forse meglio ancora uno stile di essere ciclista. Cercando di indagare le cause, abbiamo individuato alcune macroaree che ci aiutano ad analizzare questo successo chiamato gravel, che non è solo una questione di prodotto, ma molto di più.

Identikit

Non sono normali bici da corsa, anche se può sembrare. Le geometrie con cui sono stati pensati e disegnati i telai sono più rilassate, ispirate ai modelli endurance ma ancora più delicate. Una bici strettamente gravel si distingue per il carro posteriore più lungo e angoli più aperti, come nel caso di quello del cannotto della sella. Ne deriva una maggiore stabilità del mezzo, più rigido ma allo stesso tempo agile, capace di affrontare sterrati (perfino trail di montagna) ma non per questo scomodo sull’asfalto. Anzi. Il tubo piantone, quello verticale, meno perpendicolare al terreno consente una significativa riduzione delle vibrazioni del terreno sconnesso; gli angoli di sterzo sono più rilassati e il movimento centrale ribassato, non affaticano il fisico anche dopo diverse ore in sella. Freni a disco d’ordinanza, cerchi da 700c con copertoni che possono arrivare fino a 40 o 50 mm, capaci di muoversi dove osano solo hardtail o persino enduro. Ecco le gravel, che non temono nessuno. Ma senza nemmeno prendersi troppo sul serio.

Mercato

Insieme alle eBike, le bici gravel hanno trainato il mercato delle vendite. Gli ultimi dati disponibili sono quelli diffusi a inizio anno da Ancma Confidustria e dicono che il 2020 è stato l’ennesimo anno da record, con +14% di vendite per le bici tradizionali e un +44% per quelle a pedalata assistita.

Pandemia e Bonus Bici sono sicuramente fattori di cui tenere conto in questa analisi: ma il fatto che anche le vendite di bici tradizionali, cioè muscolari, siano tornate a crescere, non deve passare inosservato. E dentro quel +14% ci sono anche le gravel con tutto il loro mondo e i loro universi paralleli. I top brand hanno arricchito i loro cataloghi con questi modelli, i produttori “di nicchia” hanno avuto crescite a doppia cifra. E il mercato italiano sta accogliendo (soprattutto grazie alle vendite online) modelli di marchi stranieri, meno conosciuti fino a questo momento dentro i nostri confini.

Un altro aspetto non banale, per concludere questa breve riflessione, riguarda anche le aziende di componentistica, su tutte quelle che producono i gruppi dei cambi. Che, cavalcando l’onda, hanno sviluppato prodotti gravel in senso stretto (per esempio il Grx di Shimano o l’Ekar di Campagnolo)

e che stanno allargando ancor più il loro business.

Essenziali

Divertenti, perché consentono di passare da un fondo all’altro senza grandi problemi. Per questo le bici gravel sono associate in maniera stretta all’outdoor: sono il nuovo passepartout per la natura, anche quella più selvaggia e incontaminata (anzi, meglio).
Si muovono sinuose sull’asfalto e in salita, sguazzano nel loro habitat naturale, cioè sul brecciolino delle strade bianche e degli sterrati, ma non si sottraggono ai tracciati più impervi, non temono sassi e pietre.
Nel centro Europa si sta parlando di stile “Alpine Gravel”, indicando quei sentieri che solitamente erano battuti con le mountain bike e che oggi sono alla portata dei modelli gravel, anche in carbonio. Contatto con la natura, essenzialità e adrenalina: certamente più che sulla strada, le gravel ci spingono a cercare il limite, a superare gli ostacoli (nel vero senso della parola) ed esaltare i gesti.

Tuttofare

E poi sono ottime compagne in situazioni differenti. In altri termini si potrebbe persino dire che sono biciclette buone per tutte le stagioni, e non si sbaglierebbe. In montagna, in campagna, sugli sterrati. Ma anche sulle ciclabili e perché non in città? Le gravel sono tuttofare per natura: hanno l’anima sportiva ma sono perfette anche nel traffico, magari con le borse (classiche o da bikepacking) per sfidare le automobili e i semafori e sfilare le code e gli ingorghi delle grandi città. Una sola bici, tanti utilizzi diversi.

Spesso gli appassionati che hanno acquistato una gravel hanno optato per un doppio treno di ruote. Ci sono quelle per la strada e l’asfalto, e poi quelle per l’off-road. Molteplici setting a portata di mano, senza rinunciare alla comodità su tutti i fronti. Persino su una ciclabile con tutta la famiglia, magari con il carrellino agganciato al telaio, per godersi un’uscita insieme ai propri figli.

Bikepaking

A proposito di natura e utilizzi differenti, non ci possiamo dimenticare dei viaggi. Chi acquista una gravel pensa spesso anche a usarla per viaggiare: soprattutto in modalità bikepacking, altra moda del mondo delle due ruote che non si estinguerà tanto facilmente.

“Perché bikepacking non è semplicemente un modo di viaggiare: è uno stile di stare sui pedali, una delle tante filosofie moderne applicate al mondo delle due ruote. Bikepacking profuma di libertà, di avventura, di scoperta. È un richiamo che ci toglie alla nostra pigrizia e ci chiede di scappare, forse di tornare un po’ bambini. Di viaggiare con poco, per essere veloci, agili, ma anche per riscoprire noi stessi e le nostre

abilità”, abbiamo già scritto.

Ecco, gravel e bikepacking vanno di pari passo, sono spesso le due facce della stessa medaglia. La gravel con le borse sul telaio è perfetta per i viaggi brevi, per le avventure che ci servono per staccare la spina dalla routine e dimenticare i problemi della quotidianità. Caricare (poco) le borse per ricaricare le pile. Pedalando. Gravel.

Donna

Chiudiamo con un accenno di genere: gravel è anche donna. Molto più di altri modelli.
E le aziende lo sanno e stanno includendo sempre più telai “femminili” all’interno delle loro collezioni. È la loro versatilità a farne un punto di forza per il pubblico femminile. Quelli che abbiano enunciato fin qui sono tutti aspetti che colpiscono dritto al cuore la clientela in rosa: natura, fuga, leggerezza, agilità, mezzi multitasking per fare sport, tenersi in forma e bruciare grassi e calorie, divertirsi, da sole, con le amiche oppure in famiglia.

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