Guten Biken, le "buone" biciclette di Davo Phillips

Una giornata a Monaco di Baviera in compagnia di Davo Phillips nel suo shop Guten Biken, ovvero “Buona Bicicletta”, laboratorio creativo e punto di riferimento della community ciclistica della capitale bavarese.

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Guten Biken di Davo Phillips (foto Raffaella Cegna).

Tanti pensano che il negozio di bici del futuro sia on-line, tutto virtuale. Probabilmente la strada delle vendite sarà sempre più questa, ma viviamo in un mondo ancora molto materiale, dove guardare, toccare, parlare a quattr’occhi con il titolare e serrare bulloni tra amici con in mano una buona birra bionda tedesca è in voga, soprattutto nelle grandi città europee dove il ciclismo è un aspetto quotidiano della maggior parte della popolazione.

Che si pensi alla bici come mezzo per vincere o giocare, come veicolo urbano od oggetto di arredo, esiste la strada del ‘tutto pronto chiavi in mano’ con possibilità di scelta tra decine di modelli pronti all’uso, oppure la strada della customizzazione, del ‘tailor made’ e del monta-smonta per grandi ancora desiderosi di perdersi tra pezzetti di lego o snodi da meccano. E poi, a questo, si aggiungono le voglie estetiche, il bisogno di personalizzazione, la pulsione umana verso il cambiamento, l’aggiunta e il diverso, anche solo fosse la modifica di un parafango della propria vecchia bici. Per questo esistono i telaisti, ad esempio: pochi nomi noti che hanno competenze, capacità e pazienza per confezionare veri gioielli con caratteristiche uniche.
Oppure esistono i posti come Guten Biken a Monaco di Baviera, dove chiunque (anche con un portafoglio ridotto) può farsi costruire una bici con pezzi nuovi o usati, variare un modello base, aggiungere accessori o trovare un assetto nuovo. Un luogo che si basa sull’approccio al ciclismo senza preconcetti e barriere, per permettere a chiunque di salire in bici senza tanti fronzoli. Qui, infatti, si viene accolti da David “Davo” Phillips, giovane costruttore di bici con una visione molto chiara e democratica delle due ruote, forse ispirata anche dalle sue radici australiane.

Per capire come funziona il suo bike shop bavarese e quale sia il suo approccio a questo mondo, l’abbiamo incontrato in una giornata di lavoro, seguendolo in una mattinata divisa tra clienti, ordini di pezzi e supervisione di nuovi aiutanti meccanici. Siccome non esiste solo il lavoro, abbiamo anche voluto passare una giornata con lui pedalando con amici e clienti del bike shop, per captare meglio l’ambiente da cui nasce questo progetto, respirando aria di libertà e apertura lungo 40 km molto divertenti a Monaco.

Guten Biken di Davo Phillips (foto Raffaella Cegna).

Dall’Australia alla Bicycle Accademy

A pochi km da Bristol, precisamente a Somerset, esiste una scuola speciale, The Bicycle Academy, fatta per professionisti, aspiranti tali e appassionati, dove si imparano processi e trucchi per costruire bici da sogno, o bici artigianali, semplicemente. Una grande scuola-laboratorio dal clima internazionale dove imparare o affittare spazi per dar sfogo alle proprie fantasie ciclistiche. Questa è stata la prima tappa europea di Davo, arrivato dall’Australia con un sogno preciso, e questa è stata anche l’incubatrice delle sue idee imprenditoriali, dove ha appreso le nozioni tecniche e ha respirato l’aria necessaria per fondare uno shop-laboratorio semplice ed efficace allo stesso tempo.

Saper maneggiare componenti non è uno scherzo, ci vuole fantasia, conoscenza tecnica e pazienza. Senza conoscenza non si può giocare questa partita, e questo è quel che fa la differenza nel mondo alternativo del ciclismo: non basta dipingere di colori glitterati telai di grandi marche sul podio delle vendite, bisogna saper offrire qualcosa di diverso che funziona, e anche saper inserire il più banale componente di uno dei mezzi di trasporto più antichi del mondo. Durante l’intervista Davo stava lavorando sul montaggio di un parafango e di una luce su di esso. Banale, ma non troppo, importante per un cliente medio. Fattibile grazie ad una formazione e un’esperienza che arrivano a coniugare bellezza e funzionalità anche nell’aggiunta di un campanello sulla Graziella di una nonna.

La Bicycle Academy offre sia corsi di costruzione di telai che masterclass di meccanica per principianti e appassionati, con un know-how ineguagliabile per il giusto mix di ingegneria e design, soprattutto in quel che ruota intorno alla costruzione di una bicicletta con le giuste basi pratiche e teoriche per poi essere indipendenti in un possibile business autonomo. Una scuola d’eccellenza dove mano e testa lavorano insieme, e gli occhi sono la ciliegina sulla torta, pur sempre immancabile se si parla di bici nel 2021.

Guten Biken ha aperto per la prima volta nel marzo 2010. Dopo molte serate a immaginare e discutere del negozio di biciclette definitivo, due buoni amici, Kevin White e Davo Phillips, hanno trovato la posizione perfetta nel cortile di Herrnstrasse 28. Lo spazio originale era un vuoto, ma dopo tanto sangue, sudore e persino qualche lacrima, ha iniziato a sembrare un vero business in pochissimo tempo. Ora, più di 10 anni dopo, il progetto è cresciuto, migrando in uno spazio rinnovato più grande, dove officina, showroom e ufficio si uniscono. Il logo è frutto della creatività del loro vecchio capo meccanico, Rossco, che ha saputo combinare un assaggio di Baviera con il suo amore per le biciclette.

Guten Biken di Davo Phillips (foto Raffaella Cegna).

In sella alla democrazia

Davo non appartiene al partito dei telaisti puristi, ma rappresenta qualcosa di diverso, meno elitario, più versatile e aperto anche a piccoli interventi. Allo stesso tempo, ciò non significa che da un lab-shop del genere si possa avere tutto, anzi… i “no, mi spiace” escono spesso, e sono la rappresentazione di un carattere forte, che vuole evitare la generazione di errori e d mostri su due ruote. La fantasia dei clienti è infinita, mentre la tecnica e l’estetica hanno dei binari, che non bisogna del tutto abbandonare. È la difesa della parola ‘bici’, per non cadere nel ridicolo e nell’inutilizzabile.

Tra gli idiomi che qui non entrano facilmente, al momento figura anche la parola e-bike, che per motivi tecnici e caratteriali oggi rimane alla porta. Per ora c’è molto spazio per le donne, per chi vuole passare per una birra la sera, per chi vuole lavare la propria bici dopo un lungo giro e far cambiare un raggio rotto, per chi vuole un telaio anni ’80 unito a una forcella nuova di zecca. C’è anche sempre posto per chi vuole imparare, perché una delle mission di Guten Biken è proprio l’alfabetizzazione ciclistica, per tutti. Chi si fa costruire qui un mezzo deve saperlo mantenere, usare e riparare, deve parlare un minimo la lingua delle due ruote, senza dover diventare un poeta. Ma l’ABC è importante, e viene trasmesso sempre in modo delicato e serio.

Il bello di Davo credo proprio che sia la serietà, che in un giramondo un po’ alternativo non ci si aspetterebbe. I suoi ospiti e clienti sono a volte molto fantasiosi, personaggi comici che non perdono occasione per bere e sbellicarsi dalle risate. Lui, invece, ha le bici stampate in testa, e non smette mai di pedalare con la testa. Questo è il suo mondo, nessun discorso in ambito ciclistico lo annoia mai, nemmeno alle 2 di notte di un sabato di festa. Pensa, ragiona, e non fa quel che esce dai binari della sua visione imprenditoriale, che è una creatura meravigliosa in un mondo di esagerazioni e tentativi zoppi.

Quando si entra in Guten Biken ci si sente clienti e amici, comodi, accolti, protetti. Si esce in sella felici e desiderosi di lanciarsi su qualsiasi percorso, spesso con un bel gruppo di nuovi amici che parlano la stessa lingua, quella dei pedali. L’aspetto umano è qui fondamentale, perché il dialogo con il cliente è la base di ogni progetto ben riuscito: consapevolezza, educazione e inclusione sono le parole-chiave di Davo, sempre.

Quindi, “buona bicicletta” a tutti! Questo significa “Guten Biken”, ed è l’augurio che tutti i sogni ciclistici di chi condivide la nostra passione possano materializzarsi grazie alle mani d’oro di un Davo come quello raccontato qui, o proprio le sue.

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