di Alessandro Trovati - 06 dicembre 2019

In Africa, una bici fa la differenza

Baiskeliin swahili vuol dire bicicletta ed è un progetto solidale che parla anche italiano. Uno dei più bravi fotografi sportivi al mondo ci racconta e mostra come un laboratorio di ciclomeccanica può migliorare la vita di tante persone

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Immagini Alessandro Trovati

Mi chiamo Alessandro Trovati, sono figlio d’arte e da venticinque anni fotografo i più importanti eventi sportivi del mondo, tra cui 12 Olimpiadi, tutte le Coppe del mondo di sci dal 1992, diversi Giri d’Italia e Tour de France e molti altri eventi di svariate discipline sportive.

Qui ho però un’altra storia da raccontare. La bici è una delle mie più grandi passioni e durante lo scorso settembre sono stato coinvolto in un’iniziativa sociale dedicata proprio alle due ruote.

Ho deciso di supportare il progetto solidale del Xmas Project, un’associazione milanese che ogni anno raccoglie fondi per realizzare un microprogetto di solidarietà nel mondo. Lo fa pubblicando il Librosolidale, un libro speciale che racconta il progetto e attraverso la cui distribuzione durante il periodo di Natale, si raccolgono fondi per realizzare il progetto stesso.

Quest’anno il progetto scelto è dedicato a Pomerini, un villaggio di circa 3.000 abitanti situato a 1.800 metri nell’altopiano di Iringa, nel sud della Tanzania, dove una piccola Ong di Palermo, Tulime Onlus, insieme alla Ciclofficina Sociale di Cormano in provincia di Milano, hanno deciso di avviare un laboratorio di ciclo meccanica: distribuire biciclette agli studenti dei villaggi e creare prototipi su due ruote per facilitare i servizi della comunità locale.

Sono quindi partito per raccontare con le mie immagini questa storia. È stata per me una grande rivelazione: la bici può cambiare profondamente la vita delle persone.

In Tanzania, il 76% della popolazione vive in villaggi come Pomerini e presenta problematiche condivise dalla maggior parte dei distretti rurali del Paese: non sono rari i casi di povertà estrema, di violenza domestica e di abusi sui minori. Inoltre, l’alcolismo è diffuso, l’incidenza dell’HIV è elevata e viene rilevato un forte stigma nei confronti degli individui affetti da disabilità. La popolazione è per la maggior parte impegnata nel settore agricolo.

Nel villaggio sono presenti un asilo nido (gestito da Tulime Onlus), due scuole dell’infanzia, due primarie e una secondaria. Le due scuole elementari sono poste alle due periferie opposte del villaggio e in alcuni casi gli studenti, che hanno dai 6 ai 13 anni, devono camminare fino a 10 chilometri al giorno per raggiungere la scuola e rientrare a casa. Saranno loro i primi beneficiari del progetto Baiskeli (in swahili, bicicletta), insieme a tutti gli studenti che arrivano dai villaggi vicini e che, molto spesso, per le lunghe distanze rinunciano a frequentare.

L’obiettivo del progetto è portare la bici e la ciclo-meccanica sull’altopiano, sostenendo soprattutto gli studenti e la loro scolarizzazione. Più bici significa più studenti che vanno a scuola e che ricevono un’istruzione. Ma più bici per i lavoratori nei campi significa anche migliori condizioni di vita e di lavoro. L’equazione è semplice: più bici che circolano tra la popolazione si traduce in un aumento della diffusione e della loro richiesta, con una crescita del bisogno e, di conseguenza, anche la necessità di manutenzione e quindi di lavoro per i ciclomeccanici coinvolti.

Un’ex stalla in disuso è perfetta per divenire la sede della nuova ciclofficina. La struttura portante (tetto e muri) è in buone condizioni. In luglio viene ripavimentata e vengono sistemati accessi e finestre. Le maestranze locali lavorano alla costruzione di quattro banchi da lavoro e all’acquisto dei primi strumenti necessari e reperibili in loco. Morsa da banco, trapano e flessibile... ecco un’altra azione straordinaria: il coinvolgimento della comunità locale e la produzione di lavoro specializzato nel villaggio.

Lavorare coi ragazzi sulle bici si rivela una componente fantastica del progetto. La lingua universale della manualità e della ciclo-meccanica trovano la loro alchimia perfetta. Uruma, Lukelo, Hamidu e Ino, i quattro apprendisti ciclo meccanici imparano in fretta e mostrano fin da subito una grande passione. Saranno loro a gestire la ciclofficina quando noi partiremo.

La bici e la ciclomeccanica appartengono a quel linguaggio universale che non ha bisogno di traduzioni e che riduce immediatamente le distanze. La manualità accomuna chiunque, a prescindere dal luogo di origine. Partire dal lavoro manuale sulle bici per instaurare progetti di sviluppo è la strada vincente; andare in Africa e concretamente sporcarsi le mani rappresenta un messaggio molto chiaro, una messa in gioco concreta, subito percepita positivamente dalla popolazione locale. Si “coltivano” biciclette insieme.

Tramite le scuole, invitiamo i genitori a conoscerci e alla presentazione del progetto. Si mostrano molto interessati: le bici che verranno fornite saranno perfettamente funzionanti, e noi ne garantiremo la futura e necessaria manutenzione. Loro pagheranno una cifra mensile (calmierata) per il noleggio e si impegneranno affinché i loro figli, beneficiari delle bici, vengano tutti i venerdì pomeriggio in ciclofficina per un check-control di routine. Questo garantirà la manutenzione e il controllo da parte nostra del buon utilizzo e cura delle stesse. A fine ottobre ne abbiamo distribuite 43 e a oggi abbiamo prenotazioni per ulteriori 130 bici.

Dove recupereremo tutte queste bici? Vogliamo recuperarle in loco e non spedirle dall’Europa, e le vogliamo acquistare usate con l’obiettivo di riconvertirle e renderle nuovamente funzionanti. Scopriamo che a Iringa, la città più vicina a un’ora e mezza di Land Cruiser, qualcosa è disponibile: acquistiamo qui il primo lotto di bici e prendiamo accordi col negozio che da lì in avanti sarà il nostro fornitore di componenti ciclo meccanici, il prezioso materiale da utilizzare per la formazione e l’insegnamento della ciclo-meccanica ai giovani.

Il lavoro in ciclofficina prevede parallelamente lo studio e la progettazione di prototipi per scuola bus, cargo-bike e bike-ambulance; realizziamo le nostre idee su carta e le maestranze locali si mettono all’opera. Lo scuola bus è dedicato ai più piccoli. Vengono organizzati due punti di ritrovo ai lati opposti del villaggio, dove la mattina, a turno, saranno i genitori a guidare il mezzo fino alla scuola dell’infanzia. Il primo test è fallimentare: un punto della struttura d’acciaio cede e si rompe. Un rinforzo strutturale apportato dal saldatore risolve il problema e lo scuola bus può quindi venire utilizzato senza problemi. Ne realizziamo due, da 4 e 8 posti: i bimbi impazziscono dalla gioia.

A Kitowo, un villaggio vicino, non c’è il medico. Gli abitanti del villaggio devono percorrere sette chilometri per raggiungere l’ambulatorio più vicino. Viene realizzata e consegnata loro una bike-ambulance, una sorta di barella a due ruote, collegabile alla bici per mezzo di alcuni ganci che la rendono stabile e che consentono di trasportare il paziente. La bici ambulanza verrà utilizzata per trasportare persone con fragilità che non riuscirebbero a farcela da soli: bambini, anziani, donne in gravidanza e persone con disabilità.

Un altro obiettivo importante è insegnare a pedalare ai bimbi. Come a Regina, nipote di Mama Noweta, la donna che collabora nella gestione di Casa Tulime, sede dell’omonima Onlus siciliana che ci ospita, attiva nel villaggio da oltre dieci anni. Le insegniamo a guidare la bici e respiriamo la magia di questa esperienza. Strade di terra rossa, dissestate, con cumuli di sabbia: niente ferma la sua ostinazione e curiosità, in poche settimane scorrazza per il villaggio e può finalmente raggiungere la scuola risparmiando un’ora di cammino, ogni giorno.

Percorriamo strade che tagliano vallate strette a quasi 2.000 metri di altitudine fra spazi immensi, boschi e corsi d’acqua, in un continuo e faticoso saliscendi che ci permette di raggiungere anche i villaggi più distanti da Pomerini, dove ancora di “mzungu” (bianchi) se ne vedono pochi. Villaggi dove non hanno ancora acqua potabile e nemmeno il sistema a pompa per prendere quella dal fiume: le persone sono sempre ospitali, salutano e ci fanno capire che non siamo di troppo.

Muoversi in bici riduce la distanza fra noi e gli abitanti del villaggio. Intorno a un oggetto così semplice si crea un circolo virtuoso e quasi vertiginoso di relazioni e opportunità: la ciclofficina crea lavoro e forma nuovi ciclomeccanici, diventando anche un luogo di incontro e aggregazione. Gli studenti vanno a scuola più spesso e più volentieri, gli abitanti del villaggio beneficiano di servizi dedicati alla comunità e partecipano attivamente al progetto. In Africa la bicicletta può fare la differenza e io l’ho toccato con mano. E siamo solo all’inizio di questa storia.

Alessandro Trovati, fotografo e autore di questo servizio,

alessandrotrovati.com. Riccardo Bosi, educatore, ciclomeccanico e fondatore della Ciclofficina Sociale di Cormano, ciclofficinasociale.com. Stefania Ceruso e Geni King’omela, responsabili di Casa Tulime e guide insostituibili a Pomerini, tulime.org. Matteo Fiorini, socio fondatore del Xmas Project e ideatore del Librosolidale, xmasproject.it.

Il Librosolidale 2019 racconta questa storia e permette di finanziare il progetto. Per partecipare e saperne di più CLICCA QUI.

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