La volata di Northwave

Il celebre marchio italiano di scarpe da bici compie trent’anni, ha incrementato le vendite durante il lockdown e accelera verso nuovi obiettivi in grado di soddisfare un mercato in grande espansione. Intervista al general manager Davide Rossetti.

Davide Rossetti, general manager di Northwave, italianissimo brand tra i più apprezzati marchi al mondo di calzature e abbigliamento da bici e scarponi da snowboard.

Raccontare la storia, i successi e il futuro di un’azienda come Northwave che ha la sua sede a Pederobba, a pochi chilometri dal Museo dello scarpone e della calzatura sportiva di Montebelluna fa sempre un certo effetto. Qui, in questo distretto in provincia di Treviso, ha avuto inizio più di un secolo fa quel movimento industriale riconosciuto poi in tutto il mondo con il nome di Sportsystem. Qui, in questi luoghi, si continua a fare la storia dell’articolo sportivo e in particolare di scarpe e scarponi. Per capirne la portata, una visita al Museo è caldamente consigliata. Ma un sistema è alimentato dall’intuito e dalla passione di persone, di figure geniali che, in questo caso, hanno saputo innovare e rinnovare costantemente il concetto di articolo per lo sport.

Gianni Piva, fondatore di Northwave, è uno di loro e trent’anni fa, prima di iniziare a cimentarsi con le scarpe per il ciclismo, poteva già contare su un palmares straordinario nel settore calzaturiero (il calzaturificio Piva infatti nacque nel 1971). Oggi Piva ha 75 anni ed è il presidente di Northwave, affiancato dalla figlia Federica nel ruolo di amministratore delegato e da Davide Rossetti, il general manager cui è stato affidato il compito di far crescere ulteriormente l’azienda secondo quei criteri di innovazione, digitalizzazione e sostenibilità ormai imprescindibili per poter competere a livello internazionale. Va subito segnalato come Northwave, le cui scarpe sono conosciute e apprezzate dai ciclisti in tutto il mondo, sia riuscita a superare brillantemente anche il famigerato 2020, l’anno in cui il Covid-19 ha costretto il mondo al lockdown.

“Avevamo registrato un inizio d’anno importante - racconta Rossetti - con i primi due mesi chiusi addirittura al di sopra di quello che erano le aspettative. Abbiamo ovviamente iniziato a preoccuparci per ciò che stava accadendo. Ci siamo anche resi conto che, nonostante il lockdown, per il settore bici la domanda non si è mai interrotta, continuavano ad arrivare richieste di ordini. Esattamente il contrario di quanto è avvenuto per il mercato della neve – prosegue il manager che ha maturato esperienze importanti in aziende al top nel settore degli action sports e sporting goods -, altro ambito di cui ci occupiamo, dove invece si è fermato tutto. Siamo riusciti in breve tempo a creare un sistema parallelo all’esterno che ci permettesse di lavorare senza intoppi organizzativi”.

Un aumento della domanda, dunque, aspetto in controtendenza rispetto ad altri settori industriali che sembra interessare molte aziende che operano nel mercato del ciclismo e che vedono l’opportunità di far crescere il loro volume d’affari.

“Dal mese di maggio dello scorso anno - continua Rossetti -, appena si sono verificate le prime riaperture, è partito un volano incredibile che ci ha consentito di ricevere ordini in modo costante e continuo. Veniamo ormai da molti mesi consecutivi con volumi di vendita in continuo aumento, in tutte le categorie e in tutti i paesi, a conferma che si tratta di un fenomeno globale. Tutto ciò ha dato enorme motivazione e impulso sia alla proprietà che a tutto il team di manager per un’accelerazione dei cambiamenti, per buona parte già previsti nel piano di business nell’anno in corso e negli anni venire, volti a strutturare e a supportare il cambiamento dimensionale al quale stiamo lavorando”.

Tuttavia, Rossetti si dice convinto che si registrerà sì un appiattimento della curva ma la sua proiezione sarà sicuramente più alta. Significa che l’intera industria di settore attraverserà un periodo di turbolenze di assestamento che proietterà finalmente il settore bike in un’altra dimensione e a una maggiore professionalizzazione non limitata solo a chi proviene dal mondo del ciclismo in senso stretto, come era spesso richiesto in passato a chi approcciava questo settore. L’espansione dimensionale del business sta attirando nel settore manager, professionisti e strutture che favoriranno anche lo sviluppo dimensionale del settore, prova ne sia il recente aumento di fondi di private equity che entrano nel settore.

La sede dell’azienda, a Pederobba, in provincia di Treviso.

Lavori in corso

E soprattutto quale migliore occasione per accelerare quel processo di transizione digitale ed ecologica su cui punta con decisione anche Northwave?

“L’aumento così significativo di ordini - aggiunge Davide Rossetti - ci ha conferito una forte spinta motivazionale per accelerare il raggiungimento di obiettivi che avevamo programmato di realizzare nei prossimi cinque anni. Ebbene, la quasi totalità dei nostri progetti ha preso il via negli ultimi otto mesi. Uno sforzo non indifferente per un’azienda delle nostre dimensioni - sessanta dipendenti, 27 milioni di fatturato nel 2020 con circa il 70% del business rappresentato dalle calzature - ma assolutamente necessario per poter reggere un balzo in avanti così importante. Sono dunque indispensabili una serie di cambiamenti nella struttura organizzativa, con priorità a una digital transformation adeguata alle nuove sfide aziendali e alle mutate esigenze del mercato”.

La trasformazione ha già avuto inizio e il 2021 sarà l’anno che vedrà Northwave divenire, nei fatti, sempre più rapidamente un’azienda sostenibile.

“Quest’anno abbiamo deciso di impegnare risorse importanti per dare forma già dalla seconda metà dell’anno a quel progetto di sostenibilità in grado di pensare l’azienda in maniera diversa: dai processi produttivi allo sviluppo dei prodotti fino alla logistica e alla scelta dei partner; un progetto nel quale l’attenzione alla sostenibilità assume un ruolo centrale, diventando una delle discriminanti principali con la quale intraprendere ogni attività aziendale”.

Ma non sono solo le aziende ad impegnarsi seriamente a risparmiare soldi e pianeta. Sembra infatti ormai assodato che i periodi forzati di lockdown siano serviti alle persone per comprendere quanto sia importante uscire dalla porta di casa e prestare più attenzione e rispetto all’ambiente, magari inforcando una bici al posto dell’auto. Rossetti lo conferma, anche se “il fenomeno non riguarda solo il ciclismo ma tutto il mondo dello sport e dell’outdoor in particolare. Certo, il mondo bici, che peraltro aveva già intrapreso una tendenza molto positiva suscitando l’interesse di un pubblico molto più ampio, sta letteralmente crescendo a dismisura, non fosse altro perché mi piace sottolineare che, se in bici non ci vai, fai fatica ad andarci, ma quando ci monti sopra non vorresti più scendere. Un’affermazione che si sposa alla perfezione con il disegno strategico dell’azienda e il concetto che abbiamo chiamato Ride Your Way, vale a dire: chiunque può godere del piacere di andare in bici. O sullo snowboard...”.

Concetto applicato anche internamente a Northwave, che Rossetti ama definire come un’azienda attrezzata come un bike hotel: “Abbiamo attivato una serie di attenzioni particolari rivolte ai nostri dipendenti e agli ospiti dell’azienda; bike storage, spogliatoi con le docce per chi vuole pedalare o fare sport in pausa pranzo o per quei dipendenti ciclisti che si sono organizzati in gruppo e si allenano venendo al lavoro in bici”. Non abbiamo appositamente voluto parlare di prodotti e di tecnologia, ma una domanda finale al general manager di Northwave la vogliamo fare. La ricerca tecnologica nell’ambito dell’articolo sportivo ha raggiunto livelli altissimi, c’è ancora qualcosa da scoprire e da realizzare nella costruzione di una scarpa per il ciclismo? “C'è sempre qualcosa da scoprire per chi non pone limiti all’innovazione e all’immaginazione. Per questo motivo il Northwave Lab, vero e proprio apparato strategico dell’azienda, è sempre al lavoro. Qui, la ricerca non si ferma mai, così come la realizzazione di prototipi e la loro sperimentazione sugli atleti. Posso dirle che, da azienda con un forte legame con l’outdoor e la montagna, la suola rappresenta la componente in cui cercheremo sempre di essere un passo avanti rispetto agli altri”.

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