di Alfredo Colella - 13 July 2018

La tradizione di Vittoria dagli albori ai giorni nostri

Parlando di Vittoria Cycling, ci riferiamo a un pezzo di storia italiana in fatto di scarpe da ciclismo. Fondata a Vigliano Biellese da Celestino Vercelli, ex professionista, ora si avvale anche dell’apporto del figlio Edoardo e di un gruppo di lavoro fidato e selezionato negli anni
La tradizione di Vittoria dagli albori ai giorni nostri

A Eurobike 2018 l’occasione giusta per una chiacchierata con Celestino Vercelli di Vittoria Cycling.

Celestino, come è nata la tua passione per il settore calzaturiero?
I miei antenati lavoravano già in questo settore alla fine dell’ottocento, quando fare il calzolaio voleva dire essere un vero maestro artigiano che confezionava a mano e da zero qualunque tipo di scarpa. Mi ricordo che papà portava di casa in casa i materiali necessari e passava il giorno successivo a ritirare la scarpa finita: un giorno, infatti, era il tempo necessario a confezionare un singolo paio, con tutto il nostro piccolo paese coinvolto. Eravamo agli inizi del secolo scorso e l’industrializzazione non aveva ancora inciso un solco così profondo sulle nostre abitudini di artigiani. Il dopoguerra, infatti, è stato caratterizzato da un progressivo abbandono della manualità a scapito di un uso sempre più massiccio delle macchine. Ciò ha indubbiamente giovato al nostro settore ma, allo stesso tempo, gli ha tolto una piccola parte di fascino.

In quegli stessi anni, però, cresceva anche un’altra passione: il ciclismo …
Già (nda: sorride). Con l’avvento dei macchinari per la lavorazione delle scarpe, mio padre ha pian piano smesso (non era abituato e forse neanche totalmente in accordo con la nuova concezione di industria calzaturiera che stava nascendo) ed io ho iniziato a correre sul serio. Ho iniziato la trafila nelle giovanili – sono del 1946 – poi nei dilettanti ed infine sono approdato al mondo professionistico nel 1969 (ho ottenuto subito un podio alla Tirreno-Adriatico), restandoci fino al 1978. Dicono che sono stato un ottimo e fedele gregario, con un buon motore. Sicuramente non ero un campione ma, col senno di poi, avrei potuto gareggiare a volte per me stesso e vincere di più, ma gli ordini di scuderia spesso mi impedivano di osare. Questo forse è il mio rammarico più grande anche se, devo ammettere, si tratterebbe solo della classica ciliegina su una torta comunque molto dolce: sette Giri d’Italia, due Tour de France, un sacco di classiche e la stima di colleghi e avversari.

Al termine dell’avventura da Pro, hai quindi unito queste due passioni e fondato Vittoria Cycling. Sappiamo che sei stato un innovatore nel settore.
Proprio così. A metà degli anni ’70, terminata la mia carriera agonistica, ho sfruttato abilità e conoscenze ed ho convogliato i miei due mondi nell’azienda che ancora oggi dirigo (ora con il fondamentale aiuto di mio figlio Edoardo). Sono stato il primo a inventare una lamina rigida con nervature, da porre tra le due suole in cuoio per rendere rigida la scarpa da ciclismo. L’avvento del nylon prima e del carbonio poi (hanno sostituito il cuoio) ha reso le calzature per ciclisti ancora più performanti. Tutt’ora utilizziamo entrambi questi materiali, a seconda della tipologia di scarpa da realizzare.

Quali sono i campioni ai quali ti sei affezionato di più?
Solo poco tempo fa è venuto a trovarmi in azienda Eddy Merckx e, davanti ad un buon vino, è nata una bella chiacchierata densa di ricordi. Lui era semplicemente il re. Invece, tra quelli da me sponsorizzati, è difficile scegliere. Con ognuno di loro si è stabilito un rapporto umano particolare, decisivo quando si è trattato di partire con una collaborazione. Ricordo con affetto Moreno Argentin, Sean Kelly e il grande Stephen Roche (nda: con lui la tripla corona Giro, Tour e Mondiale nel 1987). Poi sicuramente Adrie Van der Poel, Phil Anderson e Marco Pantani (nda: sua la doppietta Giro-Tour 1998). Tra gli ultimi, Stefano Garzelli (nda: col Giro 2001), Mario Cipollini e il Campione del Mondo Thor Hushovd.

Durante tutti questi anni di attività, non ti saranno certo mancati premi e riconoscimenti.
Alla fine degli anni ’70 eravamo già conosciuti a livello internazionale: di quell’epoca, mi ricordo che la Fiera di Milano era la meta preferita di molti stranieri desiderosi di scoprire l’artigianalità italiana. Ero talmente sommerso dalle richieste che spesso lasciavo in fiera i miei collaboratori e tornavo veloce in fabbrica per iniziare la produzione. Ultimamente, il volume d’affari si è notevolmente ridotto a causa dei colossi stranieri ma, per fortuna, ancora molti apprezzano il nostro operato: recentemente abbiamo ottenuto la certificazione per poter utilizzare il famoso tessuto Primaloft in alcune nostre calzature invernali – che ora sono esposte in famosi showroom internazionali – e quest’anno siamo stati premiati con il “Design & Innovation Award 2018” per la nostra scarpa Velar (nella foto sopra).
Qui a Friedrichshafen siamo presenti con tutti i nostri modelli di punta e con molte nuove colorazioni, fra cui la Ikon e lA Absolute con le nuove tinte metallizzate (foto sotto).

La tradizione di Vittoria dagli albori ai giorni nostri
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