di James Witts - 31 July 2018

A tu per tu con Daniel Martin

L’irlandese Dan Martin ci parla di gastronomia, di doping e del recupero dopo la brutta caduta dell’anno scorso al Tour
A tu per tu con Daniel Martin

Fate una ricerca in rete su Daniel Martin e vi potrà capitare di imbattervi in una foto su Instagram di sua moglie Jess intenta a mangiare piccoli globi collegati a un mappamondo. Fa parte di una complessa struttura che ricorda più un’opera d’arte moderna che un piatto.
“Qui eravamo a El Celler de Can Roca”, spiega Martin citando il celebre ristorante di Girona, tre stelle Michelin, votato il migliore del mondo nel 2013 e nel 2015. “Era il menù degustazione. I fratelli Roca (gli chef Joan, Josep e Jordi) viaggiano due mesi all’anno alla ricerca di ispirazione e poi creano piatti che rappresentano le destinazioni visitate. Quest’anno è la volta del Perù, della Thailandia, del Giappone e della Turchia. Il cibo è una mia passione. Lo adoro”.
Chi avrebbe mai immaginato che Dan Martin – che è alto 1 metro e 76, pesa 62 chili e sul quale il maglioncino che indossa spiove come un capo da adulti su una gruccia per bambini – fosse così goloso? Da bravo ciclista professionista a suo agio con gli allenamenti cadenzati, l’irlandese sa saziarsi concentrandosi sull’intensità più che sul volume.
“È questione di qualità del cibo, non di quantità”, conferma. “È il bello di vivere ad Andorra e di frequentare Girona: buon cibo, ottimi ingredienti. Porzioni piccolissime. Sapori intensi. Ti soddisfa. La penso allo stesso modo a proposito del cibo durante le gare. La gente mette su peso perché il cibo è sciapo e pieno di carboidrati, così tutti ne consumano in grande quantità perché non li soddisfa. Invece se mangi una porzione piccola di qualcosa di delizioso, il tuo corpo dice ‘Ok, per ora può bastare’. Perché ingoiare tonnellate di junk food quando puoi ordinare una buona bistecca?”.

Freestyle

Il Celler de Can Roca si definisce “un ristorante freestyle dedito alla cucina sperimentale”. La sperimentazione si fonda sull’eterodossia. Lo stile di gara di Martin non ha forse il lato surreale dei calamari congelati con azoto liquido dai fratelli Roca per poi essere trasformati in cracker, ma in uno sport dominato dai dati le sue fughe hanno entusiasmato schiere di tifosi e gli hanno permesso di mettere insieme un palmarès che comprende due vittorie nelle Classiche e un sesto posto al Tour de France.
E gli ha anche fatto guadagnare il prestigioso passaggio dalla Quick-Step Floors alla UAE Team Emirates dopo il rifiuto di un contratto con Team Sky.
“Ci vuole un po’ per abituarsi al nuovo ambiente, ma ciclisti e staff sono incredibilmente professionali”, dice.
“È un team che ha una storia alle spalle, ma che si sta anche reinventando in funzione del ciclismo moderno”.
Martin e la UAE Team Emirates si trovano a un punto di svolta cruciale per le rispettive carriere. Lui vuole tornare a vincere nelle Classiche dopo una quattro anni a secco di vittorie e riuscire a classificarsi tra i primi cinque al Tour de France, mentre il suo team, che ha un DNA italianissimo dopo anni di attività con il nome di Lampre, sta allargando i suoi orizzonti e allentando i cordoni della borsa. Nel fuori stagione hanno firmato per il team Fabio Aru e Alexander Kristoff, mentre sono rimasti Diego Ulissi, Rui Costa, Darwin Atapuma e un brillante gruppo di corridori italiani che comprende Edward Ravasi, Valerio Conti e l’ex campione mondiale dell’inseguimento individuale Filippo Ganna.
Incontriamo Martin prima di una corsa di inizio stagione, la Volta ao Algarve, dove si classificherà 19°. Dato che la settimana prima non è stato bene, la gara è più che altro un’occasione per rimettersi in forma.
“Sinceramente la prima corsa dell’anno serve a riabituarsi a correre insieme agli altri. Passi l’inverno allenandoti da solo. Pedalare sulla ruota di qualcuno è una sensazione completamente diversa. Ti si riacutizzano i sensi. E poi gareggiare mi serve anche ad affinare la gestione della zona rossa”.

L'articolo completo con le immagini di ​Sean Hardy è sul numero 25 di Cyclist.

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