di Fulvia Camisa - 09 gennaio 2020

Italia-Francia, omaggio a Leonardo

Annita Casolo ha celebrato Leonardo da Vinci pedalando da Milano ad Amboise per 18 giorni e circa 1.300 km condivisi con Monica Nanetti per il progetto “Se ce l’ho fatta io”. Con loro, per un tratto, il comico Giovanni Storti

1/7

1 di 5

Annita Casolo è partita lo scorso 24 aprile da Milano ed è arrivata ad Amboise - in Francia - il 12 maggio, dopo 18 giorni e circa 1.300 chilometri condivisi con Monica Nanetti. Il loro progetto si chiama “Se ce l’ho fatta io”, e Monica lo racconta in un divertente blog (secelhofattaio.it) che da qualche anno è la cassa di risonanza delle piccole-grandi imprese di queste due signore milanesi.

Nel 2017 hanno fatto la Via Francigena per oltre mille chilometri, da Aosta a Roma. Nel 2018 hanno unito Vienna e Milano per un totale di 1.660 chilometri. Nel 2019 hanno celebrato i 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci. Partenza da Milano, dove il grande genio ha vissuto e lavorato, arrivo ad Amboise, dove ha trascorso gli ultimi anni di vita. Il via dal Naviglio Grande, poi hanno costeggiato il Ticino e sono entrate in Svizzera all’altezza di Ponte Tresa.

Da qui, hanno imboccato la Ciclovia elvetica numero 3 che attraversa il valico ferroviario del Gottardo e sono arrivate a Basilea, dove la ciclabile si collega con la transnazionale Eurovelo 6 che porta fino nella Valle della Loira. Hanno trovato condizioni meteo pessime: pioggia, vento e nebbia. E non si sono fatte mancare neppure la neve e un paio di forature.

Milanese, appassionata di agricoltura sperimentale, Annita è la moglie di Giovanni Storti (del celebre trio Aldo, Giovanni e Giacomo), che la scorsa primavera le ha accompagnate per alcuni giorni: “È rimasto con noi per circa 700 chilometri, ma è dovuto rientrare per girare l’ultimo film”. L’approccio familiare al ciclismo è chiaro: “Sono una ciclista urbana. In giro per Milano faccio parecchi chilometri, che reputo già il mio allenamento. Con Giovanni pedalo a volte nel Monferrato, dove le strade sono un continuo su e giù. Andiamo in bici perché ci rilassa e ci diverte”. Come capita a molti, ha iniziato un po’ per caso: “Mi hanno sempre affascinato i viaggiatori-ciclisti che incontravo coi borsoni e che vedevo fare fatica. Faticare mi è sempre piaciuto, ma non avevo mai pensato di farlo in bici. Un giorno Monica mi ha detto che stava progettando un itinerario cicloturistico, le ho chiesto se potevo aggregarmi. Ho così scoperto che viaggiare in bici ti fa sentire subito libera, e la testa stacca...”.

La loro filosofia è stilare un programma, individuare una meta da raggiungere, ma lasciano spazio a un pizzico di improvvisazione: “La cosa più difficile è dire basta, mollo tutto. Grazie alla bici, ti accorgi che puoi farlo: lasci e vai. Il bello è che ti porti sempre poca roba e impari che forse nella vita potresti fare davvero a meno di tante cose. Addirittura l’essenziale è fin troppo, a volte si potrebbe portare ancora meno visto che guadagnare tre-quattro etti nelle borse che porti con te può fare la differenza. Bisogna sapere scegliere fra gli indumenti e partire con ‘il giusto’, un po’ di abbigliamento tecnico ci vuole. Per esempio, un capo per la pioggia e uno per il sole”.

In questo periodo stanno definendo i dettagli del loro prossimo giro. Il nome in codice è MOPO, e sta per Monaco-Pola. La partenza sarà a fine maggio e l’itinerario si srotolerà da Monaco di Baviera (che raggiungeranno in treno) fino a Venezia lungo la “Ciclovia dell’amicizia”. Percorreranno un pezzo della nascitura Aida (aidainbici.it), che sta per “Alta Italia da Attraversare” e va da Susa a Trieste. Una volta lì, imboccheranno la Parenzana per raggiungere Parenzo - in Croazia - e poi continuare lungo la costa per una sessantina di chilometri e tagliare l’immaginario traguardo a Pola. Qui prenderanno il traghetto fino a Venezia, e poi il treno per Milano. Sulla carta, sono circa mille chilometri in sella. “Consiglio a tutti di prendere la bici anche solo per andare sui Navigli, se si vive a Milano. Oppure di fare semplicemente un giro in campagna se si sta altrove: pedalare fa bene all’anima”.

E se la strada si inerpica, niente patemi: “In salita si stringono i denti e si fa fatica. Se si riesce, si fa. Ma se si crolla, si scende e si prosegue a piedi”. Dopo l’ultimo viaggio vissuto in condizioni meteo avverse, ha maturato una nuova consapevolezza: “La cosa che ci ha stupite è che il buon umore ci ha accompagnate sempre, malgrado tutto. Il problema con la pioggia è che quando ti fermi per mangiare, ti può capitare che ti dicano che non c’è posto semplicemente perché vedono delle persone grondanti d’acqua ma alla fine trovavamo chi ci accoglieva”. La pazienza è la virtù dei forti, pure in bicicletta.

© RIPRODUZIONE RISERVATA