di Peter Stuart - 04 June 2018

Leggende del Giro

V​erso le Alpi centrali per affrontare il selvaggio Mortirolo e l’imponente Gavia, entrambi scenari di imprese ciclistiche leggendarie
Leggende del Giro

Se le strade potessero parlare, il Passo del Mortirolo avrebbe qualcosa da raccontarvi sul 1994. Fu durante il Giro di quell’anno che il beniamino dell’Italia, Marco Pantani, inseguì Miguel Indurain sulle temibili pendenze. Pantani affrontò la salita volando, raggiunse lo spagnolo e staccò sia lui sia il leader della corsa Evgenij Berzin conquistando la tappa.
La sua fu l’ascesa più veloce del Mortirolo (il record fu battuto due anni dopo da Ivan Gotti) e mandò i tifosi in visibilio. Perfino vista oggi in uno sgranato video di YouTube, l’abilità di Pantani di affrontare danzando pendenze del 20% è uno spettacolo straordinario, e spiega perché l’italiano esercitasse un fascino così enigmatico. Una statua di pietra del Pirata, accompagnata da una poesia, si erge oggi vicino alla cima e lancia ai corridori un sorriso impertinente.
Oggi, in questa fresca mattina, il Mortirolo non assisterà a imprese leggendarie. Ci saremo solo noi, a macinare chilometri sui suoi pendii vertiginosi. Con me c’è Chris, un amico inglese, e ad accompagnarci c’è Daniele Schena, proprietario dell’Hotel Funivia di Bormio, che in bicicletta a detta di tutti è un mostro (e un gentiluomo).
Mentre saliamo tutti insieme a una velocità nettamente inferiore a quella di Pantani, ho la sensazione che soffriremo quanto lui. Dobbiamo percorrere ancora molti chilometri prima di poter intravedere la sua statua, e oscilliamo le nostre bici da un lato all’altro nel fiacco tentativo di stare diritti.
Abbiamo davanti a noi una lunga giornata caratterizzata da due gigantesche salite: una di esse è il Passo del Gavia, che ci accoglierà subito dopo il Mortirolo. La mia mente torna ai tempi felici in cui sorseggiavo un espresso e mi sentivo bello fresco e rilassato. Circa un’ora fa.

Scendere e salire

A quanto pare il Mortirolo viene scoperto dal mondo del ciclismo dopo il celebre Giro del 1988, quando una bufera di neve rende infida e drammatica la salita del Gavia (ne riparleremo). Gli organizzatori vedono allora nel Mortirolo un’alternativa per gli anni futuri, nel caso si ripetano condizioni climatiche così proibitive.
A noi, quando usciamo da Bormio, viene per fortuna risparmiata la bufera di neve. È una fresca mattina: il sole splende, ma durante la discesa iniziale sperimentiamo temperature intorno ai 6°C.
Ci godiamo una magnifica pedalata nella Valtellina, mentre le lontane cime innevate ci invitano a proseguire. Quando raggiungiamo Grosio, la temperatura ci ha convinti che è il momento di bere un caffè e di scaldarci un po’. Grosio è un antico paesino punteggiato di edifici medievali, tra i quali brilla un Castello Nuovo.

L'articolo completo, con le immagini di George Marshall, è su Cyclist numero 24.

Leggende del Giro
© RIPRODUZIONE RISERVATA