di James Witts
- 09 September 2020

Le imprese di Look

Il produttore francese nel corso degli anni ha dato alle sue bici un tipico tocco gallico, come abbiamo scoperto durante la visita al quartier generale

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LOOK BICI DA PISTA, 1994

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Immagini Mike Massaro

Se non impari a produrre, non cresci. Se sei un semplice designer e mandi alcuni progetti a un’azienda nella quale sei a malapena coinvolto, perdi la tua essenza e ragione di esistere …”. Così disse Jean-Claude Chrétien, direttore generale del produttore francese di biciclette Look e filosofo part-time, quando Cyclist nel 2015 visitò lo stabilimento di produzione di telai in Tunisia. È un concetto che riaffiora durante la nostra ultima visita a Look, questa volta nella sede di Nevers, cittadina della Francia Centrale.

Siamo qui per scoprire l’essenza di quella maestria di produzione – le bici Look , infatti, dimostrano sia lo sviluppo del marchio sia la sua propensione verso l’innovazione. Molte delle bici sono belle, alcune sono sconcertanti, ma tutte sono a modo loro rivoluzionarie.

Tutto è iniziato non con il ciclismo, ma con lo sci. Look è stato fondato nel 1951 come produttore di attacchi per sci. “Il fondatore, Jack Beyl, ha avuto l’idea nel suo letto d’ospedale dopo essersi rotto la fibula per la seconda volta”, ci spiega Audrey Sogny, responsabile delle comunicazioni.

In seguito, Look avrebbe venduto la propria divisione di attacchi per sci a Rossignol, applicando nel 1984 la tecnologia del fissaggio a molla al mondo delle due ruote e inventando i primi attacchi automatici per pedali del mondo. Nel 1985, Bernard Hinault è diventato il primo ciclista a vincere il Tour de France utilizzando un paio di pedali automatici – e l’azienda, un anno dopo, è entrata nel mondo della produzione di biciclette, andando a realizzare alcuni dei modelli di maggior successo nella storia di questo sport.

LOOK BICI DA PISTA, 1994

"Si tratta di un prototipo non prodotto per il mercato. Detto questo, il team francese di pista lo ha utilizzato per un po’, sebbene non sia durato a lungo in quanto mancava di rigidità”, afferma Gilles Moutarde, manager dell’assistenza post-vendita di Look, che ha lavorato con la società per 30 anni. “Che cosa ha ispirato questo progetto? In parte l’estate del 1993, quando il record del mondo fu infranto dalle prestazioni di Graeme Obree e Chris Boardman. Il corridore francese Philippe Ermenault (campione del mondo nell’Inseguimento 1997 e 1998) e il suo team erano convinti che fosse il design della bici a fare la differenza. Così, Ermenault spiegò in dettaglio cosa si sarebbe aspettato da questo modello.

Jacky Mourioux, allenatore della nazionale, guidò il nostro lavoro e l’esperto di aerodinamica Maurice Menard ci aiutò a raggiungere un eccezionale coefficiente di penetrazione dell’aria. Fin dai primi test, i tempi furono prodigiosi ed Ermenault ci vinse una gara in Aquitania”.

“Per quanto riguarda la sua costruzione, è una struttura in carbonio priva del tradizionale tubo verticale. Sono però le forcelle a risaltare davvero: il progettista proveniva dal mondo delle auto e sentiva che questo design sarebbe stato ottimo per la velocità. Era anche una prova di cosa, commercialmente parlando, avrebbe potuto funzionare e cosa no”.

LOOK KG 86, 1986

Questa è stata la prima bici in carbonio di Look. La prima che Look ha realizzato in questa fabbrica a Nevers.

“Nei primi anni ’80, producevamo telai in acciaio utilizzando tubi Reynolds, ma non sotto il marchio Look. Abbiamo rifornito squadre come La Vie Claire, che divenne sinonimo di Bernard Hinault e Greg Lemond: entrambi utilizzarono questa bicicletta al Tour de France 1986, concluso con la vittoria di Lemond, anche se non tutti i membri del team l’ebbero in dotazione – forse solo altri due o tre – perché aveva una tiratura limitata e perché alcuni corridori erano riluttanti a passare dall’acciaio all’alluminio. Dopo il suo successo, l’anno seguente tutti gli atleti de La Vie Claire la utilizzarono”.

“Abbiamo usato il carbonio TVT, realizzando i tubi avvolgendo fogli di carbonio attorno a una sorta di palloncino, sotto alta pressione. Abbiamo assemblato il telaio a mano, unendo i due triangoli mediante raccordi in alluminio. Il carbonio veniva usato raramente in Francia, quindi ci avvalemmo della collaborazione di un ingegnere belga specializzato in carbonio, che lavorò a questo progetto per due anni. Abbiamo anche utilizzato il kevlar, per aumentare il comfort”.

LOOK KG 196, 1990

"La KG 196 è stato il telaio delle “prime volte”: è stato il primo realizzato in carbonio monoscocca, con forcella integrata e pipetta regolabile”, afferma Moutarde. “Quel telaio monoscocca era veramente innovativo. Mediante un processo produttivo che permetteva di creare un telaio con un unico stampo, abbiamo aumentato rigidezza, comfort e – naturalmente – abbiamo potuto realizzare diverse forme dei tubi, vera chiave di volta per l’evoluzione aerodinamica”.

“Il profilo aero arrotondato, a livello della forcella, ci ha permesso di migliorare la guidabilità e allo stesso tempo di restringere il fronte anteriore. Era possibile cambiare l’angolazione della pipetta in base alla propria flessibilità articolare e – anche qui prima volta per Look – il cablaggio era interno. Si noti che il gruppo elettronico Mavic Zap – il precursore del Di2 di Shimano – consentiva il cambio automatico sulla ruota libera e sui modelli realizzati dopo il 1992”.

“La guarnitura anteriore è rimasta dotata di cambio meccanico. Purtroppo per Mavic questo sistema non ha avuto successo, mentre la bici per noi è stata un grande affare commerciale, tanto che l’abbiamo prodotta dal 1991 al 1998. Molti team professionistici l’hanno utilizzata, tra cui la Once, la Novemail di Charly Mottet e la Festina”. Continua...

L'articolo compleàto è stato pubblicato su Cyclist - Dicembre 2018/Gennaio 2019

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