di James Spender - 05 agosto 2019

Low MKI, al top per estetica e performance

L’acciaio è un classico, il carbonio è il re e il titanio è per sempre. E l’alluminio? Andrew Low, telaista di San Francisco, pensa di avere la risposta

1/6 Il telaista statunitense Andrew Low

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Immagini Danny Bird

Andrew Low, titolare, fondatore e capo-officina di Low Bicycles, ci spiega: “Due anni fa esponemmo al NAHBS (North American Handmade Bicycle Show) e la totalità delle nostre biciclette erano nere. Avevamo creato un bel po’ di confusione, molti telai venivano toccati per capire dal rumore che facevano se fossero realizzati in carbonio. Non lo erano, li realizziamo in alluminio”.

Finitura metallica a parte, basta un rapido tocco al tubo orizzontale per fugare ogni dubbio su come la Low MKI sia una di quelle biciclette per palati fini per quanto concerne i materiali con cui è realizzata. Le saldature sono eseguite ad arte, al punto da sembrare disegnate, la grana metallica che si intravede dietro la finitura trasparente può facilmente generare illusioni ottiche e c’è un’omogeneità riscontrabile normalmente solo su
telai in carbonio. La zona in cui convergono il tubo piantone, i foderi del carro e l’obliquo è un esempio calzante, con passaggi morbidi tra i tubi in un’area dove solitamente i telai in alluminio sembrano poco curati, rifiniti grossolanamente.

Non che ci sia qualcosa di sbagliato in questo tipo di saldature”, afferma Low. “Sono strutturalmente solide. Ma sono brutte! Tu vuoi un flusso organico in una bici da corsa, penso, linee pulite. Quindi abbiamo leggermente migliorato le nostre saldature per eliminare le increspature”. Certo, aiuta se le tue saldature sono davvero molto buone, in primo luogo - cosa tutt’altro che semplice quando si tratta di saldare a Tig l’alluminio, come direbbe chiunque operi nel settore.

Sempre secondo Low, ciò non è la motivazione principale per la quale i telaisti che si occupano di alluminio sono sempre più rari.

Sono cresciuto nell’ambiente dei bike messenger con lo scatto fisso a San Francisco, che era come una Mecca per quel genere di cose quando ho iniziato a costruire telai nel 2010. I telai da pista in alluminio erano piuttosto scadenti in quel periodo. Il modello da pista di Cannondale rappresentava per me una sorta di Sacro Gral. Nella sua classica colorazione blu, era talmente bello da instillare dentro di me il desiderio di volerne realizzare uno simile in alluminio. C’è una percezione diffusa che porta a considerare l’alluminio come una scelta economica. Ciò mi ha spinto a prenderla come una sfida personale per creare una bici in alluminio che non solo rivaleggiasse con le più quotate in carbonio sul fronte prestazionale, ma anche bella esteticamente e a un prezzo accessibile”.

Low ha trascorso i primi anni della sua carriera realizzando biciclette da pista e a scatto fisso, ma declinate in versione stradale in quanto “nessuno che frequenta l’ambiente della pista aveva un centesimo in tasca, e nonostante avessi preferito vendere telai per 500 dollari, non potevo di certo andare avanti così”.

Adesso la sua produzione verte su telai da strada totalmente customizzabili, con inclusa una forcella Enve 2.0, per circa 2.500 dollari (approssimativamente 2.240 euro). Costosi, è vero, ma se comparati ai telai su misura in carbonio rappresentano un vero affare. Ma alla fine dei conti rendono bene quanto i corrispettivi modelli in fibra di carbonio?

Il carbonio sarà sempre più sofisticato al confronto, ponendosi a un livello più professionale, ma a mio avviso le differenze tra una bici realizzata in alluminio e una corrispettiva in carbonio si riducono ad appena 300 g. L’alluminio ha dalla sua un’elevata rigidità in rapporto al peso, ma molte delle caratteristiche di un telaio derivano dalle forme e dai profili dei tubi”.

Low spiega come i tubi che utilizza vengano disegnati su sue specifiche da un fornitore taiwanese dopodiché modificati in casa per rispondere alle esigenze del singolo cliente e delle caratteristiche di guida che dovrà avere la bici. Continua...

L'articolo completo è stato pubblicato su Cyclist - Luglio 2018

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