Luz Ardiden

D’inverno è piena zeppa di sciatori. D’estate invece questa salita pirenaica di 13 km è spesso deserta… fino all’arrivo del Tour

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Un inizio piuttosto tranquillo

Iban Mayo dovette chiedersi quand’era che era passato sotto una scala o che un gatto nero gli aveva attraversato la strada: lunedì 21 luglio 2003 non era proprio la sua giornata. Era in forma, era ben piazzato nella Classifica Generale del Tour e aveva un discreto contingente di tifosi baschi a incoraggiarlo sull’ultima salita della quindicesima tappa. C’era solo un piccolo neo: a ogni pedalata doveva fare i conti con la maglia gialla, che non gli dava tregua…

La salita verso Luz Ardiden inizia un po’ sottotono in corrispondenza di una mini rotatoria, dove la D21 si stacca dalla D921 a ovest di Luz-Saint-Sauveur, nei Pirenei francesi. Di colpo ci si ritrova su una salita che durerà solo poco più di 13 km con una pendenza media del 7,4%. I primi segni distintivi del paesaggio sono dei tubi molto voluminosi: probabilmente servono a rifornire la città sottostante, ma è più divertente immaginare che si tratti degli scivoli di un fatiscente acquapark.

Per una salita che ha più tornanti dell’Alpe d’Huez sembra strano non incontrare nessuna curva per ben più di 2 km. In quel primo tratto con il suo blando 5% è una salita piuttosto tranquilla, e anche se si infila in un tunnel di alberi non dà un senso di claustrofobia.

Solo otto volte nel Tour de France

L’abitato di Sazos segna un cambiamento sia di scenario che di pendenza, schierando quattro tornanti in rapida successione quasi a recuperare il tempo perduto.

E con i tornanti arrivano i primi fantastici scorci di paesaggio. Sotto c’è Luz-Saint-Sauveur, in una conca tra le montagne. Si ha una sensazione strana perché inizialmente l’agglomerato di case appare sicuro e protetto dagli innevati grattacieli naturali circostanti, ma subito dopo le montagne sembrano incombere minacciose. Naturalmente tra quelle montagne si erge il possente Tourmalet.

Un altro chilometro tra gli alberi e si arriva a Grust prima che una manciata di tornanti introduca al tratto più tosto della salita. Con la sua media del 9% la pendenza non è nulla di folle ma è comunque costante e impegnativa. Ciò che in effetti caratterizza questa salita è la sua personalità compatta e misurata.

È un bene, perché permette di trovare un ritmo, ma è anche un male perché non concede mai una vera tregua.

Il fatto che la strada sia stata costruita solo negli anni Settanta probabilmente spiega la sua piacevole ampiezza e la regolarità della pendenza rispetto alle strade più vecchie e selvagge che si inerpicano su questi monti. Significa anche che Luz Ardiden è stata inserita solo otto volte nel Tour de France (e due nella Vuelta). Ma la cosa non le ha impedito di essere protagonista di momenti importanti.

L'incidente di Iban Mayo

Le immagini più cool sono probabilmente quelle di Greg LeMond nel 1990. Con la maglietta iridata dei Campionati del mondo, gli occhiali da sole Oakley e rigorosamente privo di casco, LeMond è la perfetta sintesi del ciclismo chic (a parte la lieve stravaganza del manubrio Scott).

Quel giorno non vince la tappa ma si limita a preparare il primo posto in Classifica Generale che gli assicurerà il trionfo a Parigi. A vincere è un altro nome leggendario: Indurain, non costretto a lavorare al servizio di Delgado (Pedro, che ha conquistato questa salita nel 1985, non è in giornata), si intasca la tappa e imposta il naturale ordine delle cose per i cinque anni a venire.

E l’incidente più famoso su Luz Ardiden? La domanda ci riporta a Iban Mayo. Il corridore in maglia gialla che lo mette in difficoltà quel 21 luglio del 2003 è ovviamente Lance Armstrong. Ma l’americano ha appena un esiguo vantaggio sul vincitore dell’edizione 1997, Ian Ullrich, ed è sottotono rispetto all’atleta dirompente che ha dominato la corsa l’anno precedente. All’inizio della salita di Luz Ardiden Mayo attacca. Ma Armstrong lo segue e passa in testa. Lentamente Ullrich ricaccia indietro entrambi.

E poi accade. Poco prima di Grust, correndo troppo vicino alla folla Armstrong si impiglia con il manubrio nella borsa di un giovane spettatore e cade. Mayo non riesce a evitarlo e cade pure lui. Il basco, che veste la maglia arancione del team Euskatel-Euskadi, è il primo a rialzarsi e a ripartire. Armstrong, pieno di adrenalina, si lancia all’inseguimento. Ritrova ancora una volta la ruota di Mayo, ma un piede gli sfugge dal pedale rischiando di farlo cadere di nuovo e di trascinare una seconda volta Mayo con sé. Continua...

L'articolo completo è stato pubblicato su Cyclist - Febbraio 2019

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