di Henry Catchpole - 18 aprile 2019

Luz Ardiden, protagonista al Tour

D’inverno è piena zeppa di sciatori. D’estate invece questa salita pirenaica di 13 km è spesso deserta... fino all’arrivo del Tour
Foto Alex Duffill

Iban Mayo dovette chiedersi quand’era che era passato sotto una scala o che un gatto nero gli aveva attraversato la strada: lunedì 21 luglio 2003 non era proprio la sua giornata. Era in forma, era ben piazzato nella Classifica Generale del Tour e aveva un discreto contingente di tifosi baschi a incoraggiarlo sull’ultima salita della quindicesima tappa. C’era solo un piccolo neo: a ogni pedalata doveva fare i conti con la maglia gialla, che non gli dava tregua…

La salita verso Luz Ardiden inizia un po’ sottotono in corrispondenza di una mini rotatoria, dove la D21 si stacca dalla D921 a ovest di Luz-Saint-Sauveur, nei Pirenei francesi. Di colpo ci si ritrova su una salita che durerà solo poco più di 13 km con una pendenza media del 7,4%.
I primi segni distintivi del paesaggio sono dei tubi molto voluminosi: probabilmente servono a rifornire la città sottostante, ma è più divertente immaginare che si tratti degli scivoli di un fatiscente acquapark.
Per una salita che ha più tornanti dell’Alpe d’Huez sembra strano non incontrare nessuna curva per ben più di 2 km. In quel primo tratto con il suo blando 5% è una salita piuttosto tranquilla, e anche se si infila in un tunnel di alberi non dà un senso di claustrofobia.

L’abitato di Sazos segna un cambiamento sia di scenario che di pendenza, schierando quattro tornanti in rapida successione quasi a recuperare il tempo perduto. E con i tornanti arrivano i primi fantastici scorci di paesaggio. Sotto c’è Luz-Saint-Sauveur, in una conca tra le montagne. Si ha una sensazione strana perché inizialmente l’agglomerato di case appare sicuro e protetto dagli innevati grattacieli naturali circostanti, ma subito dopo le montagne sembrano incombere minacciose. Naturalmente tra quelle montagne si erge il possente Tourmalet. Continua...


L'articolo completo è stato pubblicato su Cyclist - Febbraio 2019
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