Magico Pantani

Dopo il 1998 nessun corridore è più riuscito a compiere la doppietta Giro d’Italia/Tour de France. È stato l’anno in cui Marco Pantani da eroe è diventato leggenda.

Marco Pantani vince in solitaria a Plateau de Beille nel 1998.

La lista dei corridori che hanno vinto sia il Giro d’Italia che il Tour de France nella stessa stagione è breve. Fino al 1998 conteneva solo sei nomi, non a caso tutti giganti dello sport: Coppi, Anquetil, Merckx, Hinault, Indurain, Roche. Non c’era bisogno di nomi di battesimo. Poi nel luglio 1998 arrivò un settimo corridore: Pantani.

Nato nel 1970 a Cesena, Pantani era salito costantemente tra i dilettanti italiani vincendo il Baby Giro nel 1992 e diventando successivamente professionista con la Carrera. Due anni dopo entrò nell’élite del Grand Tour quando vinse due tappe consecutive al Giro d’Italia in due giorni mostruosi sulle Dolomiti, pedalando in modo impressionante su salite temute come lo Stelvio e il Mortirolo e concludendo poi il Giro al secondo posto in classifica generale.

“Un ragazzo di 24 anni, nato a Cesena, è forse il grande scalatore che il ciclismo italiano stava aspettando”, scrisse Gianni Ranieri su La Stampa. Sei settimane dopo Pantani si classificò terzo al Tour.

Arrivò il 1998. Nonostante fosse stato perseguitato dalla sfortuna e da cadute, Pantani vantava un numero impressionante di vittorie di tappa al Tour, tra le quali una doppietta sull’Alpe d’Huez. Ma non era stato in grado di migliorare il secondo e il terzo posto assoluto rispettivamente al Giro e al Tour. Tutto sarebbe presto cambiato.

All’inizio di giugno vinse finalmente la sfortuna da Grand Tour conquistando il Giro d’Italia, cementando la sua vittoria assoluta sulla salita di Plan di Montecampione. Poi arrivò il Tour.

L’edizione del 1998 fu caratterizzata da uno scandalo prima ancora che un singolo corridore avesse girato un pedale. Alla vigilia della corsa, un’auto guidata da Willy Voet, un massaggiatore del team Festina, era stata fermata e perquisita al confine tra Francia e Belgio e al suo interno erano state trovate enormi quantità di droghe vietate di ogni tipo.

Voet venne arrestato, ma la squadra Festina si schierò comunque sulla linea di partenza. Gli hotel e il motorhome della squadra furono perquisiti e molte squadre vennero interrogate. I corridori minacciarono di entrare in sciopero e inscenarono sit-in per quella che vedevano come un’invasione della privacy. Il Tour precipitò nel caos, la corsa vera e propria si perse tra mille polemiche, tanto che prese corpo addirittura l’eventualità di non far svolgere la manifestazione.

Quegli eventi hanno rappresentato un imbarazzo per tutto lo sport, non solo per il ciclismo, ed è stato in questo contesto che Marco Pantani ha guidato se stesso nei libri di storia.

Il signore delle montagne

Ogni fan del ciclismo conosce l’importanza delle corse a cronometro in un Grande Giro. Gettando un occhio all’indietro, dal 1998 sui precedenti 20 anni di risultati del Tour, si scopre che ogni vincitore, tranne uno, ha preso il tempo sul secondo classificato in almeno un TT - l’unica eccezione è Greg LeMond, che ha seguito Bernard Hinault in tutti e tre gli sforzi solitari nel 1986.

Pantani era diverso. Era uno scalatore puro, un uomo che aveva bisogno delle lunghe e alte salite delle Alpi e dei Pirenei per brillare piuttosto che del ticchettio dell’orologio. Nel corso del Tour 1998 perse più di sette minuti durante le prove a cronometro contro il secondo classificato Jan Ullrich, ma non importava. Era la montagna il suo ‘parco divertimenti’.

Prima si lanciò verso la vittoria di tappa a Plateau de Beille (dove è stata scattata la foto di apertura), scappando a 12 km dal traguardo e togliendo 1 minuto e 40 secondi a Ullrich, che indossava la maglia gialla. Cinque giorni dopo, ora quarto in classifica generale e ancora a circa tre minuti da Ullrich, Pantani decise che era il momento di fare la sua mossa definitiva.

La tappa numero 15 era di 189 km, da Grenoble a Les Deux-Alpes, e avrebbe portato il gruppo sulla Croix de Fer, il Télégraphe e il Galibier prima di una salita finale verso la stazione sciistica. Era la prima volta che Les Deux-Alpes venivano proposte al Tour e il tempo era pessimo. La scena era pronta per una tappa che si sarebbe trasformata in un appuntamento classico.

Sul Galibier Pantani attaccò e distanziò rapidamente Ullrich. Il tedesco vide l’italiano scomparire, e dopo una chiacchierata con il suo direttore sportivo, non fece nulla. Dopo tutto, rimanevano circa 55 km all’arrivo della tappa, con una discesa tecnica e una salita finale ancora da fare una volta superato il Galibier. Sicuramente questa era una mossa nata dalla disperazione. Ma Pantani si impegnò e continuò a pedalare. In piedi sui pedali nel suo modo unico, accovacciato, Marco dominò il Galibier. In cima aveva un vantaggio di più di due minuti. Ma nonostante l’attacco devastante, aveva bisogno di ancora più tempo se voleva finire la giornata in giallo.

Pantani scese dal Galibier, volò giù per il Lauteret, girò a sinistra vicino al Lac du Chambon e poi s’involò verso Les Deux-Alpes. Vestito in lycra bagnata e luccicante, la testa rasata coperta da una bandana, il volto torvo dal dolore, guadagnò quasi nove minuti su Ullrich per prendere il comando della corsa.

In quella giornata umida sulle Alpi, Pantani era inavvicinabile. Fu uno dei più grandi attacchi del Tour moderno e monumenti sarebbero stati eretti sul Galibier e a Les Deux-Alpes per ricordare il momento.

Sei giorni dopo Pantani era a Parigi indossando il giallo come settimo corridore a registrare la doppietta Giro/Tour.

Il Pirata non raggiunse mai più tali altezze. Sconvolto dopo essere stato buttato fuori dal Giro del 1999 mentre indossava il rosa dopo aver fallito un “controllo della salute” - il suo livello di ematocrito aveva superato il 50% -, Pantani dichiarò di essere stato tradito e che non avrebbe più corso.

Col tempo avrebbe fatto un passo indietro da quella minaccia e sarebbe tornato alle corse, rivendicando ulteriori vittorie di tappa al Tour, ma rimase un uomo tormentato e morì (o venne ucciso) nel giorno di San Valentino del 2004, da solo in un albergo di Rimini. L’edema cerebrale e polmonare fu la causa ufficiale della morte, con il rapporto del medico legale che dichiarò che era stata causata da “intossicazione acuta da cocaina”. Aveva 34 anni.

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