Open Min.D, il fascino della semplicità

Min.D, ovvero "minimal design", la bicicletta di Open pensata in maniera intelligente per chi ama la strada ma seguendo lo stile del mondo gravel.

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Open Min.D.

Modello Open Min.D

Prezzo € 3.600 solo telaio

Peso 7,11 kg (56 cm)

Gruppo Sram Force eTap AXS

Ruote DT Swiss CRC 1400 Spline

Dotazione manubrio e attacco Enve Road, sella F’izi:k Antares Versus Evo Adaptive 00, pneumatici Schwalbe Pro One 32 mm

Contatti opencycle.com

Questo potrebbe non essere il luogo adatto per dirlo, ma la mia voglia di guidare su strada si è convertita all’off-road. Letteralmente, dato che ho passato la maggior parte del mio tempo in bici pedalando su terreni rocciosi.

Ho utilizzato molto di più le gravel che le road bike – cosa che Open apprezzerebbe, avendo costruito la sua reputazione sviluppando gravel come la Up, la Upper e la Wi.De. Ha quindi suscitato il mio interesse sapere che i co-fondatori di Open, Andy Kessler (ex CEO di BMC) e Gerard Vroomen (co-fondatore di Cervélo), avevano scelto di creare una bici da strada: la Min.D.

“Volevamo progettare la bici da strada perfetta per Andy che vive a Basilea, in Svizzera, dove se gira a sinistra fuori dalla porta di casa trova l’asfalto, mentre se gira a destra trova percorsi tecnici montani. Ovviamente, avrebbe potuto usare due delle nostre bici gravel Up impostate in maniera differente, ma poi abbiamo pensato che i ciclisti in questa situazione si sarebbero trovati meglio con due biciclette diverse. Per esempio, una Wi.De (gravel di Open compatibile con un’ampia gamma di pneumatici) e questa nuova Min.D”, afferma Vroomen.

Il loro approccio al progetto è stato opposto rispetto a quello utilizzato per i modelli gravel: invece di cercare di ricavare dal telaio lo spazio massimo possibile per le gomme, hanno risparmiato su tale spazio e si sono concentrati su altri aspetti, quali il rapporto rigidità-peso e un comfort efficiente. Di conseguenza la Min.D è pensata per un utilizzo con pneumatici da 32 mm, tanto che Vroomen suggerisce – e io sono d’accordo – che questo potrebbe rivelarsi un punto a favore su strada, quando la velocità assoluta non è la priorità. Offre comfort e grip in abbondanza, senza però trasformare un modello essenzialmente road in una gravel.

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Open Min.D.

Sotto alcuni aspetti, però, le influenze del mondo gravel sono molto evidenti. La geometria della Min.D è mirata a una guidabilità stabile e offre una posizione in sella non estrema: un risultato che deriva dall’esperienza accumulata da Open in fatto di geometria gravel, che Vroomen ritiene essere più adatta al ciclista su strada medio.

Per arrivare a tutto ciò, Open ha sviluppato un prototipo di prova in acciaio con gli angoli dei tubi regolabili.

“La regolazione possibile in questo prototipo è così elevata che, quando stavamo giocando con lo sviluppo della Min.D, siamo arrivati quasi a far toccare tra loro il pedale e la ruota anteriore”, ice Vroomen. “In realtà, questa configurazione funzionava anche abbastanza bene – scherza – ma abbiamo pensato che saremmo stati citati in giudizio per una cosa del genere, quindi abbiamo lasciato perdere”.

Il nome deriva dalla fusione delle parole “minimale” e “design”. Alla base delle performance ottimizzate di Open c’è la semplicità: un esempio calzante è il tubo sella integrato, che per gran parte della sua lunghezza ha un diametro di 25 mm. Lo standard che prevede l’accoppiata tubo verticale-reggisella crea una struttura rigida e voluminosa, con possibilità di modifiche limitate. “In questo modo abbiamo invece potuto creare tutte le caratteristiche di flessibilità che volevamo e portarle fino alla sella, ottenendo allo stesso tempo una riduzione del peso totale”, afferma.

Dalla teoria alla pratica

Più prendevo confidenza con la Min.D, più sono arrivato a capire come tutti questi dettagli si sommano a una bici endurance da strada incredibilmente ben realizzata.

In termini di geometria, la Min.D combina un tubo sterzo con angolo abbastanza rilassato di 72,5° con un offset della forcella di 50 mm (la misura tipica delle bici da strada è 43-44 mm), il che rende la guida stabile ad alta velocità. Inoltre, lo sterzo non mi è mai sembrato pesante grazie ai foderi orizzontali stretti da 405 mm che mantengono il passo a 998 mm per una taglia L (piuttosto corto, per una bici endurance).

Lo stack e il reach sono parimenti sensati. Lo stack da 585 mm nella mia taglia L mi permetteva di avere tutti i benefici derivanti dal poter abbassare il più possibile il manubrio senza poi accusare dolori alla schiena dovuti a una posizione estremamente bassa.

Aggiunto alle gomme larghe e al tubo verticale sottile, rendeva la guida della Min.D liscia come la seta imburrata, su qualsiasi condizione di asfalto.

Ci saranno alcuni potenziali acquirenti che esiteranno di fronte al reggisella integrato, pensando che – una volta tagliato a misura – renda più difficile rivendere un domani la bici come usato. Open ha però pensato anche a questo, realizzando un apposito cappuccio regolabile fino a 35 mm, anche se francamente non capisco il motivo per cui qualcuno dovrebbe vendere questa bici. Sono arrivato alla fine del mio periodo di prova e non ho proprio voglia di separarmi dalla mia Min.D: è come se mi fossi riconciliato con la voglia di stare in sella.

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