Pedalare in Puglia: il Trulli tour

La Valle d’Itria è racchiusa tra i comuni di Locorotondo, Cisternino e Martina Franca. Il ciclista che si avventura da queste parti in bicicletta troverà pane per i suoi denti. Compreso un giro ad Alberobello, la vera capitale dei trulli.

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Pedalare in Puglia: il Trulli tour (foto Jacopo Altobelli).

Dici Alberobello e pensi subito ai trulli. Alla Puglia, la terra dei due mari, spesso più celebre per il suo turismo da ombrellone e sdraio che per i suoi percorsi ciclistici “mangia e bevi” che mozzano il fiato, sia in senso letterale che figurato.

Un po’ tutti consideriamo i trulli un simbolo della Puglia, così come le orecchiette, le mozzarelle, l’uva o la taranta. Ma questa regione adagiata tra lo Jonio e l’Adriatico è davvero grande con i suoi quasi 400 chilometri di estensione da Nord a Sud e una morfologia che cambia in continuazione offrendo paesaggi, culture e tradizioni spesso estremamente diverse tra loro. Ecco, per esempio i trulli che sono il simbolo della Puglia, in realtà appartengono solamente alla Val d’Itria, che di questa regione ne rappresenta un po’ la spina dorsale, per alcuni anche un pochino il cuore.
Sicuramente per chi va in bicicletta uno dei posti maggiormente vocati alle due ruote. Non fosse che per un motivo: si trova in collina.
Il suo territorio confina a Nord con l’altopiano delle Murge e forma un territorio collinare che si estende fino quasi a lambire il Salento. Un vero e proprio altipiano ricco e lussureggiante dove trionfano gli ulivi secolari e i vigneti di vini pregiati. La sua principale peculiarità è la presenza dei trulli, antiche costruzioni con il tetto di forma conica che fin dal medioevo venivano realizzate con le pietre a secco, ossia senza calce, e che per la loro forma danno l’idea di trovarsi in un paese delle fiabe o addirittura in un villaggio della saga del “Signore degli Anelli”.
Lasciatevelo dire, la Valle d’Itria è un paradiso per i ciclisti, non fosse altro per il fatto che ogni borgo e ogni contrada di questa valle è collegato da strade sinuose (e a volte tortuose) che disegnano infiniti saliscendi perfetti per chi pedala e non vuole conoscere la noia.

Se chiedete agli esperti, di sicuro vi diranno che la Valle d’Itria è racchiusa tra i comuni di Locorotondo, Cisternino e Martina Franca. Il che non toglie nulla al ciclista che si avventura da queste parti, perché in ognuno di questi territori potrà trovare pane per i suoi denti. Ma se è vero che i trulli sono il simbolo della Valle d’Itria, è ancora più vero che Alberobello è la vera capitale dei trulli. L’unico comune nel quale queste costruzioni un po’ fiabesche rappresentano la quasi totalità delle case del borgo – ce ne sono quasi 1.400 - trasformandolo in un museo a cielo aperto, riconosciuto dall’Unesco quale Patrimonio dell’Umanità. Che ne dite, un giro in bicicletta non lo merita?
Mi viene da sorridere. Perché quando penso ad Alberobello la prima cosa che ricordo è il suo pavimento in pietra così lucido che è sufficiente un po’ di umidità per trasformarlo in una saponetta, micidiale per i ciclisti. Questa è stata la prima raccomandazione che Marco, la nostra guida, ci ha fatto quando abbiamo poggiato le ruote sul “pavimento” del centro storico, ammaliati dallo scenario inusuale e distratti al punto che avremmo potuto scivolare senza nemmeno accorgerci. Ma questa è un’altra storia.

Pedalare in Puglia: il Trulli tour (foto Jacopo Altobelli).

Si parte da Locorotondo

La nostra storia sui pedali, questa volta parte da Locorotondo, lo splendido borgo di forma circolare che sorge rialzato su una delle colline di questa Valle. La base è il bike resort Leonardo Trulli che qui a Locorotondo è la struttura più votata al ciclismo, dotata di ciclofficina e di una guida, ma anche di un menù a chilometro zero, creato dallo chef Francesco Cataldi, e di una ospitalità offerta da Rosalaba Cardone, degna di un pedalatore seriale.

Insieme a Marco Tornaghi, guida di cicloturistica del luogo piuttosto esperta, abbiamo pensato di visitare il territorio che separa i due borghi che, per il vero, disterebbero solamente 9 chilometri l’uno dall’altro. La virtù dei ciclisti è quella di trasformare anche il percorso più banale in una scoperta e Marco ha questa qualità innata: scovare itinerari secondari, contrade e strade non banali, per trasformare anche la gita più ovvia in una avventura. La nostra, tra deviazioni e strappetti, è stata di circa 40 chilometri, ma avrebbe facilmente potuto estendersi abbracciando qualcuno degli altri borghi della valle.

Per riuscirci basta un po’ di fantasia e di destrezza. Per questo il nostro giro comincia puntando tutto a Est, nonostante Alberobello sia più spostato verso Nord-Ovest. Per vie secondarie immerse tra i vigneti, con Marco ci dirigiamo verso il Canale di Pirro, il cuore della conca che si è formata per effetto dei fenomeni carsici che contraddistinguono questo territorio. Siamo in agosto e qui, per quasi 4 mesi, la terra non ha visto nemmeno una goccia di pioggia. Eppure, proprio grazie a un terreno imprigionato tra rocce sedimentarie, il paesaggio è ancora verdissimo e gli ulivi e le viti riescono ad alimentarsi sfruttando le risorse idriche sotterranee. Il paesaggio è aperto e in principio spinge a pensare che si possa pedalare in piano, senza grossi dislivelli. Invece è sufficiente avvicinarsi alla contrada di San Marco per cambiare immediatamente idea. La strada comincia a salire fino a raggiungere un promontorio dal quale è possibile ammirare la vastità del territorio. Gli abitanti del luogo definiscono San Marco una piccola “Beverly Hills”, in realtà qui si sono spostati parecchi benestanti per godere del panorama, del silenzio e della splendida natura della zona, nella quale le moderne ville in pietra calcarea si mescolano ai trulli preesistenti e oggi ristrutturati alla perfezione. Se vi capita di fermarvi alla fontana in centro paese, vi è sufficiente rivolgere lo sguardo alle vostre spalle per trovare una piccola bottega che sforna biscotti ad ogni ora.


Sia chiaro, non siamo in montagna, dunque le salite non superano mai i 200 metri di dislivello e sono sempre accompagnate da brevi tratti di discesa ristoratrice. Infatti, proprio da San Marco la strada comincia ad assumere quel piacevole e allenante aspetto di “mangia e bevi”, con tanti piccoli strappi subito compensati dalle discese ristoratrici. Si pedala così fino ad arrivare al cospetto di Alberobello. La città è davanti a noi, ma Marco preferisce aggirarla passando attraverso la contrada Selva per evitare il traffico delle vie principali, ma soprattutto per approfittare di una delle peculiarità di questa terra: la visita all’oleificio Intini che sorge proprio ai piedi di Alberobello. L’olio rappresenta l’oro per l’intera Puglia, ma ogni territorio ha le sue peculiarità e la sua tradizione che può essere raccontata solamente da chi la vive nel suo lavoro quotidiano.

Pedalare in Puglia: il Trulli tour (foto Jacopo Altobelli).

Che paesaggio!

Due curve e ancora una salita, e ci troviamo al cospetto del più straordinario dei paesaggi. Un borgo interamente costituito da trulli. Centinaia di tetti realizzati con le chianche - lastre di pietra locale – di forma conica. In cima ad ognuno di essi un pinnacolo dalla forma unica e straordinaria che richiama misteri esoterici e antiche credenze, sebbene oggi siano unicamente degli elementi architettonici di abbellimento. Ci dirigiamo nel cuore di questo borgo, in largo Martellotta che divide idealmente in due i quartieri dei trulli, per una colazione a base di caffè leccese e pasticciotti, prima di passeggiare tra i vicoli per scoprire veri e propri monumenti come il trullo sovrano (l’unico a due piani), o la chiesa dedicata a Sant’Antonio, interamente realizzata in un gigantesco trullo. Dopo le foto di rito, è già tempo di ripartire.

Questa volta Marco sceglie un percorso più diretto, sfruttando strade di campagna che viaggiano parallele alla Statale 172, ma che conservano intatto il loro fascino. Il clima è mite anche se siamo a fine agosto e la brezza che su questo altipiano è pressoché inarrestabile durante il giorno, contrasta il sole caldo, tanto che varrebbe la pena fermarsi in una delle cantine sulla strada per gustare un fresco calice di Verdeca, vite di uva bianca tipica di questa zona. In un batter d’occhio siamo nuovamente alle porte di Locorotondo che da lontano ci attrae con il suo centro storico di forma circolare e la sua strada più esterna, via Nardelli, che i “curdunnesi”, ossia i locorotondesi, hanno ribattezzato “il lungomare”, perché la visuale è talmente ampia che il cielo all’orizzonte lascia pensare alla presenza del mare.


Locorotondo, a differenza di Alberobello è un borgo caratterizzato da abitazioni dalla forma più tradizionale, le “cummerse”, realizzate in pietra e con i tetti che le fanno somigliare più a baite di montagna che a case del Sud Italia. Il motivo è presto detto. L’acqua da queste parti scarseggia e i tetti spioventi contribuivano a drenarla meglio verso le cisterne di raccolta. Il colore della intera città è il bianco del latte di calce delle pareti esterne di ogni edificio. Un bianco quasi accecante, che negli stretti vicoli pedonali si mescola con il colore caldo del pavimento in pietra lucida, regalando la sensazione di trovarsi in intimi salottini privati, anche grazie alla cura che molti cittadini riservano agli angoli davanti alle loro abitazioni. Il nostro giro termina dopo un paio di chilometri per raggiungere il punto di partenza, il resort Leonardo Trulli, dove ci attende un fresco calice di vino rosato imbottigliato direttamente da Giovanni Cardone, il papà di Rosalba… ma anche per un bagno ristoratore nella piscina di acqua salata.

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