di James Spender - 06 dicembre 2018

La parata della vittoria

Quattro bici mitiche targate Pinarello che hanno fatto la storia del ciclismo. Foto Fred MacGregor

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Quando le guarniture doppie andavano per la maggiore, la Pinarello (qui un approfondimento sulla storia dell'azienda) costruì per Giovanni Battaglin questa tripla con cui aggredire
 le Tre Cime di Lavaredo nel Giro d’Italia del 1981. I tecnici modificarono il Campagnolo Record 53/44 per adattarlo a
una terza corona da 36 denti, ma senza incidere sul fattore Q a causa dell’aumento della lunghezza dell’asse. Così Battaglin poté disporre di un ingranaggio più piccolo di 36x24, quanto bastava per vincere
la tappa e conquistare la maglia rosa.
Progettata da Elvio Borghetto, lo stesso che concepì la tripla di Battaglin e che ancora lavora in azienda, questa bici aiutò Miguel Indurain a diventare il primo ciclista a superare
i 53 km nel record dell’ora nel 1994.
Purtroppo l’UCI ha messo al bando questa forma di telaio”, si rammarica Fausto Pinarello. “Se il ciclista non ha le gambe buone non vince, ma Bradley avrebbe potuto fare ancora di meglionel suo record dell’ora con questa bicicletta? Possibilissimo”.
Ispirata al telaio da crono Bolide e creata con la collaborazione degli esperti di aerodinamica della Jaguar, la bici detiene attualmente il record dell’ora stabilito da Wiggins nel 2015 con i suoi 54,526 km. La forcella è stata ridisegnata rendendola molto più vicina alla ruota lenticolare anteriore, per migliorare il flusso d’aria nella zona del movimento centrale, e il manubrio è dotato di innovativi appoggi per le braccia che riducono le zone di bassa pressione e la conseguente resistenza aerodinamica. Si è ottenuto un incremento della prestazione aerodinamica complessiva del 7,5%, in buona parte grazie al nuovo manubrio monoscocca in titanio sinterizzato.
Usata da Chris Froome sugli Champs-Élysées nel 2015, questa edizione commemorativa gialla della Pinarello Dogma F8 reca ancora il numero di gara di Froome e il transponder sotto la sella. Fausto Pinarello dice che l’azienda non vernicia prima queste biciclette per superstizione. Gli è pure capitato di usarla un paio di volte. “Ho dovuto riportarla all’hotel dagli Champs-Élysées. La gente diceva ‘Wow, eccola!’, ma io pensavo solo: ‘come fa Chris a mantenere questa posizione con questo drop?’”.

L'articolo completo è stato pubblicato su Cyclist - Dic. 2017/Gen. 2018
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